La tenuità del fatto si applica all'Iva per lievi scostamenti

Con la sentenza n. 14595 del 30 marzo 2018, la terza sezione della Cassazione penale ha ritenuto che l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, in relazione al reato di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, è applicabile soltanto alle omissioni “per un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità”, attualmente fissata in 250 mila euro. 
Per il Collegio, in tema omesso versamento di Iva, la causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto” di cui all’art. 131-bis del codice penale “è applicabile soltanto alla omissione per un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità, fissata a 250.000 euro dall’art. 10-ter D.Lgs. n. 74 del 2000, in considerazione del fatto che il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale” (cfr Cassazione sezione terza, 13218/2016 e  40774/2015).
In particolare, affinché l’offesa possa essere ritenuta di particolare tenuità “occorre che il danno sia esiguo e, dunque, secondo il significato letterale del termine, scarso, trascurabile, quasi insignificante”. Nel caso di specie, lo scostamento di 4.345 euro rispetto alla soglia non è stato ritenuto lieve.
Peraltro detta sentenza è in linea con la recente pronuncia della stessa Corte di Cassazione – sentenza n.51597 del 13 novembre 2017 -, dove per gli Ermellini  “è ben vero che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p. può essere applicata anche ai reati tributari, per i quali è prevista una soglia di punibilità collegata ad un valore. Questa Corte ha affermato il principio, in materia di omesso versamento IVA, che essa causa è applicabile, ma soltanto alla omissione per un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità, in considerazione del fatto che il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nel determinare la soglia di rilevanza penale (cfr. Sez. 3, n. 13218/2016 del 20/11/2015).
Il reato di omesso versamento dell’Iva
L’art. 8, del D.Lgs.n.158, riformulando l’art.10-ter del D.Lgs.n.74/2000, ha sganciato il reato dall’art.10-bis e innalzato la soglia di punibilità.
Restando ferma la reclusione da 6 mesi a  2 anni  per chiunque  non  versa,  entro  il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo  d’imposta successivo,  l’imposta  sul  valore  aggiunto  dovuta  in  base  alla dichiarazione  annuale,  viene innalzata da 50 mila euro a 250 mila euro per ciascun periodo d’imposta, la soglia di punibilità.
Il reato ha natura dolosa e pertanto per la sussistenza della fattispecie non basta la colpa ( cioè la semplice dimenticanza) essendo necessario la coscienza e volontà ( dolo generico) di non versare allo Stato le somme dovute.
Il reato, di cui all’art. 10 ter del D.Lgs.n.74/2000, si ritiene perfezionato solo nel momento in cui il contribuente non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale[1], entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, di ammontare superiore alla soglia di punibilità prevista: in buona sostanza, se in sede di controllo, i verificatori constatano l’omesso versamento, per un ammontare superiore a quello previsto dalla norma, il contribuente potrebbe ancora sanare l’irregolarità provvedendo al versamento entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.
Brevi note
L’art.131-bis, del Codice penale, introdotto dal D.Lgs.n.28 del 16 marzo 2015, all’art.1, ha modificato il Codice penale, prevedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’…

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