Indebito utilizzo di crediti in F24, il quadro RU e la distinzione tra crediti inesistenti e non spettanti: il Fisco fa passi avanti

Dapprima il D.L.185/2008 e poi il più recente D.Lgs. 158/2015 hanno disciplinato la spinosa materia del “contrasto” all’ indebito utilizzo di crediti di imposta per l’effettuazione di versamenti in compensazione orizzontale in F24.
Gli approcci normativi, culminati nella revisione dell’art. 13 del D.Lgs. 471/1997, hanno aperto il campo al tema della distinzione tra utilizzo di crediti inesistenti e crediti non spettanti, distinzione che implica l’applicazione di sanzioni amministrative e penali molto differenziati.
Mentre per le ipotesi di utilizzo di crediti di imposta non emergenti da precedenti dichiarazioni il discorso è ormai pari (trattasi di crediti non spettanti), ancora incerto è il trattamento sanzionatorio per l’ipotesi di utilizzo di crediti da agevolazioni indicati nel quadro RU con particolare riferimento a quelli che operano in modo automatico (vedi credito imposta R&S). Tale incertezza rischia di mettere in grave rischio l’utilizzabilità delle agevolazioni voluto dal legislatore.
Con la risoluzione 36 dell’8 maggio 2018 l’AE affronta il tema appena proposto fornendo, quanto meno, un primo orientamento di fondo da seguire per individuare il discriminante tra i concetti di uso di crediti inesistenti e uso di crediti non spettanti.

 
LE NORME SULL’INESISTENZA E SULLA NON SPETTANZA DEI CREDITI
Le disposizioni oggi vigenti in materia e che disciplinano le sanzioni irrogabili nel caso di utilizzo di crediti inesistenti e non spettanti sono i commi 4 e 5 dell’articolo 13 del D.Lgs. 471/1997 come introdotti, a decorrere dal 1° gennaio 2016 dal D.Lgs. 158/2015.
Tali disposizioni prevedono che:
Utilizzo di crediti non spettanti:

Nel caso di utilizzo di un’eccedenza o di un credito d’imposta esistenti in misura superiore a quella spettante o in violazione delle modalità di utilizzo previste dalle leggi vigenti si applica, salva l’applicazione di disposizioni speciali, la sanzione pari al trenta per cento del credito utilizzato.

Utilizzo di crediti inesistenti:

Nel caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute è applicata la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi. Per le sanzioni previste nel presente comma, in nessun caso si applica la definizione agevolata prevista dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. Si intende inesistente il credito in relazione al quale manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile mediante controlli di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

Antecedentemente alle modifiche di cui al D.Lgs. 158/2015 trovava applicazione la disposizione di cui all’articolo 27 commi da 16 a 20 del DL. 185/2008 che disciplinava, unicamente, la sanzione, DAL 100% AL 200%, per l’utilizzo di crediti inesistenti senza per altro fornirne una chiara definizione.
L’AE, fino alla data di entrata in vigore dei nuovi commi dell’articolo 13 del D.Lgs. 471/1997 e di cui sopra, ha sempre equiparato l’utilizzo indebito di crediti non spettanti alla violazione di omesso versamento delle imposte con applicazione delle sanzioni nella misura del 30%, fin anche ad estendere tale presupposto all’utilizzo in compensazione di crediti esistenti sotto il profilo sostanziale senza l’apposizione del visto di conformità laddove richiesto dalle leggi vigenti. Conclusione quest’ultima non sempre condivisa dalla giurisprudenza.
La sanzione prevista dall’articolo 27 del DL 185/2008 era diretta a contrastate condotte fraudolente consistenti nell’utilizzo di crediti artatamente creati condotte, quindi, non riscontrabili sulla base di semplici controlli automatizzati o formali delle dichiarazioni e degli utilizzi dei …

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