Dichiarazione integrativa a favore ed esclusione dall'IRAP

Come noto, il legislatore, con la riscrittura parziale dell’articolo 2 comma 8 del DPR n. 322/98, effettuata dall’articolo 5 del DL n. 193/16, ha chiarissimamente ammesso la possibilità di rettificare le dichiarazioni a mezzo dichiarazione integrativa (dei Redditi, Iva, Irap e sostituti di imposta) anche oltre il termine annuale, che precedentemente era previsto (anche se nei modi e termini “ampi” postulati dalla circolare n. 31/13).
Dal 24 ottobre 2016, dunque, il contribuente (anche senza partita iva) poteva presentare dichiarazioni integrative “a favore” anche per anni precedenti; tale situazione dunque è di elevato interesse per chi si fosse accorto di aver commesso errori od omissioni a proprio danno relativamente a periodi d’imposta ancora accertabili (ciò anche se, come detto, la circolare 31/13 già permetteva tale possibilità, anche se con un procedimento di “integrative a catena”).
All’indomani di questa modifica normativa, una parte della dottrina (purtroppo anche qualificata) affermò che la possibilità di integrare a proprio favore la dichiarazione poteva essere sfruttata per far valere l’Irap non dovuta (in quanto esclusi da presupposto impositivo) che invece a tempo debito era stata dichiarata (magari solo a titolo prudenziale); il caso era quello del professionista con unico addetto con funzioni esecutive, del medico convenzionato Ssn, del soggetto con dipendente con mere funzioni di segreteria (per alcuni casi sulla debenza o meno dell’IRAP leggi la nostra rassegna).
In altre parole, secondo tale dottrina, se il contribuente Rossi, nell’anno 2014 aveva presentato il modello Irap, nel dubbio circa il suo assoggettamento ad imposta, oggi, oltre alla classica “strada” della istanza di rimborso, avrebbe potuto presentare una dichiarazione Irap 2014 integrativa, annullandone gli importi dovuti.
Chi scrive è sempre stato in disaccordo con questa “strada”, per evidenti motivi sistematici; prima tra tutti, la …

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