Applicazione della non punibilità per tenuità del fatto ai reati di omesso versamento dell’IVA

Come noto, con il D.Lgs. n. 28 del 16.03.2015, è stato introdotto nel codice penale l’art 131 bis, disciplinante l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto, qualora si sia in presenza di reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero con pena pecuniaria, sola o congiunta alla pena detentiva, ovvero l’offesa sia di particolare tenuità, considerando in tale senso l’esiguità del danno o del pericolo e le modalità della condotta e sempre che non ricorra l’abitualità della stessa.

Ciò premesso, è sin da subito apparsa controversa la questione attinente all’applicabilità dell’istituto in esame a quei reati per cui il legislatore subordina la rilevanza penale del fatto al superamento di soglie espresse di punibilità, così come previsto nel sistema penal-tributario di cui al D.Lgs. n. 74/2000, come da ultimo modificato dal D.Lgs. n. 158/2015.

In particolare, secondo un primo orientamento, in presenza di reati di danno – la cui fattispecie illecita astratta è ritenuta integrata solo in conseguenza della lesione del bene giuridico tutelato – il legislatore – qualora abbia anche previsto ex ante un soglia di rilevanza penale – ha già normativamente quantificato il grado di offensività della condotta, con la conseguente inapplicabilità dell’istituto della tenuità del fatto in rassegna.

Ciò nonostante, la Corte di Cassazione – con la sentenza n. 6710 del 19.02.2016 – ha in sostanza affermato la compatibilità dell’istituto di cui all’art 131 bis con l’ipotesi delittuosa prevista dall’art. 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000, ossia l’omesso versamento di IVA (fattispecie illecita di danno che si integra qualora l’omesso versamento sia superiore alla soglia di rilevanza di 250.000 euro, come risultante dalle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 158/2015, che ha innalzato il precedente limite di 50.000 euro).

Infatti, nella menzionata pronuncia, la Cassazione ritiene che l’applicabilità dell’art. 131 bis c.p. va ovviamente valutata in concreto e, quindi – tenendo presente che il grado dell’offensività che dà luogo a sanzione penale è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di punibilità – chiarisce che potrebbe essere ritenuta di particolare tenuità solo un’omissione di ammontare vicinissimo a tale soglia ed in presenza di elementi concreti su cui fondare la valutazione di particolare tenuità. In caso contrario – a detta della Corte – il giudizio di particolare tenuità rappresenterebbe un innalzamento di fatto della soglia di punibilità, che andrebbe a determinare quindi un’indebita sostituzione del giudice al legislatore.

Da ultimo, la Cassazione – con la sentenza n. 14595 del 30 marzo 2018 – ha ribadito la propria posizione circa l’ammissibilità “condizionata” dell’istituto al reato di omesso versamento dell’IVA, seppur con approccio restrittivo, in quanto ha affermato che la tenuità del fatto è applicabile soltanto alle omissioni “per un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità, attualmente fissata in 250mila euro.

In particolare, la Cassazione – nel ribadire di voler dare continuità alla consolidata giurisprudenza formatasi sul punto – ha precisato che in tema omesso versamento di Iva, la causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto” di cui all’articolo 131-bis del codice penale “è applicabile soltanto alla omissione per un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità, fissata a 250.000 euro dall’art. 10-ter D.Lgs. n. 74 del 2000, in considerazione del fatto che il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale”; ne consegue che l’offesa può essere ritenuta di particolare tenuità quando “il danno sia esiguo e, dunque, secondo il significato letterale del termine, scarso, trascurabile, quasi…

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