Bonus Occupazione Mezzogiorno e bonus NEET: subordinati al de minimis

Regime de minimis
Per poter utilizzare le agevolazioni – recentemente recepite dall’Inps con le Circolari nn. 48 e 49 del 2018 –  è strettamente necessario rispettare le soglie del regime “de minimis” (artt. 107 e 108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea); in base a tale principio lo Stato e le altre Amministrazioni Pubbliche possono erogare aiuti alle imprese solo nel limite di determinati massimali, fissati in percentuale sugli investimenti, autorizzati espressamente dalla Commissione europea.
L’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo ottenuti da un’impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 200.000 euro. Ciò significa che per stabilire se un’azienda possa ottenere una agevolazione in regime de minimis e l’ammontare della agevolazione stessa, occorrerà sommare tutti gli aiuti ottenuti da quella impresa, a qualsiasi titolo (per investimenti, attività di ricerca, promozione all’estero, ecc.), in regime de minimis, nell’arco di tre esercizi finanziari (l’esercizio finanziario in cui l’aiuto è concesso più i due precedenti). L’impresa che richiede un aiuto di questo tipo dovrà quindi dichiarare quali altri aiuti ha ottenuto e in base a quel regime, e a seguito di ciò, l’Amministrazione concedente avrà il compito di verificare la disponibilità residua sul massimale individuale dell’impresa. Nel caso in cui un’agevolazione concessa in de minimis superi il massimale individuale a disposizione in quel momento dell’impresa beneficiaria, l’aiuto non potrà essere concesso nemmeno per la parte non eccedente tale tetto. 
Deroghe al regime de minimis
Esistono comunque dei casi nei quali è possibile assumere anche in deroga al regime “de minimis”, e quindi andare oltre il predetto limite; ciò è possibile in un caso specifico, ossia:

quando l’assunzione (ovvero la trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine) determini un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti.

Se l’incremento occupazione netto è raggiunto con un lavoratore di età compresa tra i 25 e i 34 anni, l’incentivo può essere fruito solo quando, in aggiunta al requisito dell’incremento occupazionale, ricorra una delle seguenti condizioni:

il lavoratore sia privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, ai sensi del D.M. 17 ottobre 2017;
il lavoratore non sia in possesso di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o di una qualifica o diploma di istruzione e formazione professionale;
il lavoratore abbia completato la formazione a tempo pieno da non più di due anni e non abbia ancora ottenuto il primo impiego regolarmente retribuito;
il lavoratore sia assunto in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato ovvero sia assunto in settori economici in cui sia riscontrato il richiamato differenziale nella misura di almeno il 25%, ai sensi del decreto interministeriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e Finanze 10 novembre 2017, n. 335, di attuazione dell’articolo 2, punto 4, lett. f) del Regolamento (UE) n. 651/2014.

Calcolo dell’incremento occupazionale netto
Ma come si calcola nella pratica l’incremento occupazionale netto?
Innanzitutto è bene tener presente che il numero dei dipendenti è calcolato in Unità di Lavoro Annuo (U.L.A.), secondo il criterio convenzionale proprio del diritto comunitario. Quindi, per incremento occupazionale netto deve intendersi come “l’aumento netto del numero di dipendenti dello stabilimento rispetto alla media relativa ad un periodo di riferimento; i posti di lavoro soppressi in tale periodo devono essere dedotti e il numero di lavoratori occupati a tempo pieno, a tempo parziale o stagionalmente va calcolato considerando le frazioni di unit…

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