Accertamento con adesione e termini di decadenza

Cosa accade se un’istanza di adesione, spedita nei termini previsti per la proposizione del ricorso, pervenga però all’ufficio dopo la scadenza del termine di 60 giorni a disposizione del contribuente per sollevare tempestivamente ricorso giurisdizionale.

Qual è il momento rilevante ai fini della decadenza?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3335 del 08.02.2017, ha risolto una vexata questio, molto “pericolosa” per gli interessi dei ricorrenti, nella vigenza della sua incertezza: quella dell’esatto criterio di computo dei termini di decadenza (e di conseguente definitività dell’atto di accertamento) in caso di invio per posta dell’istanza di adesione.

Nel caso di specie l’Agenzia delle Entrate aveva notificato ad una società un avviso di accertamento ai sensi dell’art. 39, co. 1, lett. d), del D.P.R. 600 del 1973, per maggiori ricavi per l’anno di imposta 2005, sulla base di un processo verbale di constatazione da cui era emersa l’erroneità di dati inseriti nella comunicazione ai fini degli studi di settore.

La società, stante la notifica dell’avviso il 28 luglio 2009 e quindi la scadenza del termine per impugnarlo l’11 novembre 2009, aveva presentato due istanze di accertamento con adesione, ex art. 6 co. 2 del D.Lgs. n. 218 del 1997, a mezzo invii in busta con posta raccomandata, la prima priva di sottoscrizione, e la seconda spedita il 10 novembre e pervenuta al protocollo dell’ufficio il 12 novembre, entrambe poi ritenute inammissibili dall’Ufficio, la prima in quanto non sottoscritta e la seconda in quanto tardiva.

Il ricorso avverso l’avviso innanzi alla commissione tributaria provinciale, notificato dalla contribuente il 5 febbraio 2010, veniva respinto per intempestività.

La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia accoglieva invece l’appello della contribuente, ritenendo applicabile alla presentazione dell’accertamento con adesione il disposto dell’art. 20 del D.Lgs. n. 546 del 1992 circa la possibilità di invio mediante plico raccomandato, la mera irregolarità dell’uso della busta in luogo del plico stante la mancanza di contestazione sul contenuto da parte dell’agenzia, nonché il principio di scissione degli effetti delle comunicazioni, valendo la data di invio quale data di presentazione, onde l’invio in data 10 novembre 2009 aveva reso tempestiva l’istanza di accertamento, con conseguente applicabilità della sospensione di 90 giorni per l’impugnazione dell’atto impositivo, a norma degli artt. 6 e 12 del D. Lgs. n. 218 del 1997, cui era poi conseguita la tempestività del ricorso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale.

Avverso questa decisione l’Agenzia proponeva infine ricorso per cassazione, censurando la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione degli artt. 16, 20 e 21 del D.Lgs. n. 546 del 1992, dell’art. 6 co. 3 del D.Lgs. 218 del 1997 e dell’art. 20 della L. n. 146 del 1998.

L’Amministrazione Finanziaria sosteneva infatti che, diversamente da quanto ritenuto dal giudice di appello, poiché il co. 3 dell’art. 6 del D.Lgs. n. 218 del 1997 fa decorrere dalla “presentazione dell’istanza” di accertamento con adesione la sospensione di 90 gg. del termine di impugnazione dell’atto impositivo, la tempestività dell’istanza andava riferita solo alla data del pervenimento all’ufficio, nel caso di specie il 12 novembre 2009, e quindi oltre il termine di decadenza.

Conseguentemente, non si poteva applicare la sospensione di 90 gg. del termine di impugnazione dell’avviso e il ricorso introduttivo del primo grado era pertanto irrimediabilmente tardivo.

E del resto, evidenziava ancora l’Ufficio, anche a voler ammettere l’applicazione al caso di specie, per analogia o altrimenti, dell’art. 20 del d.lgs. n. 546 del 1992, dettato però per il contenzioso tributario, la retroazione alla data di spedizione della presentazione si sarebbe comunque avuta solo ove l’istanza fosse stata trasmessa con plico raccomandato senza busta, come ivi previsto a…

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