Redditi dei professionisti: gli incassi a cavallo d'anno ed i riflessi su ritenute, certificazione unica e modello 770

Nel caso in cui un imprenditore riceve una parcella emessa da un professionista il 30 dicembre 2017 per una prestazione ottenuta nel corso del periodo d’imposta e ha provveduto al suo pagamento in data 3 gennaio 2018, la situazione si può definire di tipo ordinario o normale.

Infatti, ai fini procedurali, la parcella:

  • consente la contabilizzazione del costo o componente negativo di reddito da parte dell’imprenditore per “competenza” e, quindi, nell’anno “2017”;
  • che è stata pagata il 3 gennaio 2018, al netto della ritenuta alla fonte a titolo di acconto del 20%, che doveva essere corrisposta entro lo scorso 16 febbraio, concorre alla formazione del reddito professionale per l’anno “2018”;
  • determinerà o concorrerà alla compilazione da parte del sostituto d’imposta (imprenditore) della Certificazione Unica dell’anno 2018 da consegnare entro il termine di presentazione del modello 770/2919;
  • per il professionista, che ai fini reddituali applica il cosiddetto “principio di cassa”, anche se ha provveduto a emettere la parcella nel 2017, provvederà a dichiarare il reddito che ne deriva nell’anno dell’incasso del compenso (cioè nel 2018).

Il problema, in un certo senso, si complica se un imprenditore, che ha ricevuto la predetta parcella nel corso del mese di dicembre 2017 e provvede effettivamente al suo pagamento entro la fine dello stesso mese, mentre al professionista lo stesso perviene, di fatto, il 3 gennaio 2018.

Al riguardo, si ritiene necessario puntualizzare che i professionisti devono necessariamente procedere a individuare il proprio reddito in relazione, come detto, del “principio di cassa”, come espressamente affermato dall’art. 54 del Tuir, tenendo in considerazione che le stesse regole si rendono operative anche ai lavoratori autonomi che esercitano l’attività in forma associata, quali le associazioni tra artisti o tra professionisti, nonché le società semplici se pongono in essere l’esercizio dell’attività di lavoro autonomo.

Inoltre, nell’ambito della disciplina dell’art. 54 citato, rientrano, oltre a coloro che risultano iscritti in specifici albi, anche, a titolo meramente indicativo:

  • i consulenti marketing;
  • i fotografi;
  • i professionisti operati nel settore del software;
  • i consulenti o gli esperti fiscali/contabili per la tenuta delle scritture obbligatorie per conto terzi;

se, ovviamente, per le specifiche caratteristiche dell’attività posta in essere, non assumono la natura di imprenditori (usualmente artigiani).

Ribadendo il concetto accennato, il compenso del professionista lavoratore autonomo partecipa alla formazione del reddito imponibile nel momento in cui si verifica l’incasso delle prestazioni eseguite. Similmente i costi e le spese, se deducibili, sono imputabili al momento dell’inerente pagamento, salvo alcune specifiche eccezioni deducibili in relazione al principio di competenza temporale sostanzialmente con le medesime modalità operative per il reddito d’impresa.

Premesso che il periodo d’imposta per il professionista lavoratore autonomo coincide con l’anno solare e, quindi, si conclude il 31 dicembre, il problema del pagamento “a cavallo d’anno”, tende a far sorgere dubbi a livello applicativo in merito alla determinazione del dell’inerente reddito imponibile oggetto di adempimento dichiarativo ai fini dell’imposizione diretta.

Nell’ipotesi in esame (pagamento compenso disposto entro fine anno) è necessario valutare il mezzo o lo strumento che risulta utilizzato per l’operazione. Infatti, il compenso professionale si deve considerare percepito (vedere anche prospetto 1), se la rimessa avviene:

  • in contanti, quando le somme entrano nella disponibilità del professionista, nel qual caso sussiste la coincidenza del momento del pagamento da parte del cliente, con quello dell’incasso da parte del professionista;
  • con assegno bancario, quando lo stesso entra nella disponibilità del…
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