Esclusione dello Ius novorum nel giudizio di appello tributario

Domanda nuova – Ius novorum

Il processo tributario, in quanto rivolto a sollecitare il sindacato giurisdizionale sulla legittimità dell’atto impositivo, è strutturato come un giudizio d’impugnazione del provvedimento, in cui l’oggetto del dibattito è circoscritto alla pretesa effettivamente avanzata con l’atto impugnato, alla stregua dei presupposti di fatto e di diritto in esso indicati, ed entro i limiti delle contestazioni sollevate dal contribuente.

Pertanto, si ha domanda nuova per modificazione della causa petendi, inammissibile in appello, quando i nuovi elementi dedotti dinanzi al giudice di secondo grado comportino il mutamento dei fatti costitutivi del diritto azionato, modificando l’oggetto sostanziale dell’azione ed i termini della controversia, in modo da porre in essere, in definitiva, una pretesa diversa, per la sua intrinseca essenza, da quella fatta valere in primo grado, e sulla quale non si è svolto in quella sede il contraddittorio (Cass. n. 2201 del 16/02/2012; Cass. n. 10779 del 11/05/2007; Cass. n. 22010 del 13/10/2006 ).

Divieto di mutare la domanda in corso di causa

Il divieto dello ius novorum, esempio:
divieto per il ricorrente di primo grado di cambiare in secondo grado la richiesta d’annullamento parziale in richiesta d’annullamento totale dell’atto impositivo;
divieto in gravame di contestare l’esistenza del presupposto impositivo quando in primo grado era contestato soltanto la quantificazione della sanzione;
divieto per l’appellante di proporre una diversa qualificazione del proprio reddito;
divieto di dedurre per la prima volta in grado d’appello una circostanza o censura che amplia gli originari motivi d’impugnazione dell’avviso d’accertamento e quindi l’oggetto del giudizio ovvero una circostanza o censura non allegata in primo grado;
divieto di prospettare motivi non proposti in primo grado ovvero nuove ragioni che implichino la valutazione di fatti e situazioni precedentemente non dedotti;
divieto di formulare per la prima volta in appello la richiesta di risarcimento danni per lite temeraria;
divieto di dedurre per la prima volta in appello l’intervenuta decadenza del fisco dal potere impositivo), che mira a tutelare la rigorosa attuazione del principio del doppio grado di giurisdizione nel processo tributario,
è coerente con l’impostazione del processo d’appello come ripetizione del giudizio di primo grado, con la qualificazione dell’appello come gravame di tipo appellatorio, con la necessaria deduzione di specifici motivi d’impugnazione, con l’assunto secondo cui al fisco è precluso mutare l’accertamento nel corso del giudizio e sostituire ad un motivo d’accertamento altro motivo non enunciato nel primo atto.

Deroghe

Il divieto non opera per lo ius superveniens, per la diversa qualificazione giuridica dei medesimi fatti, per la richiesta d’applicazione di norme diverse rispetto a quelle invocate dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale in ordine ai medesimi fatti controversi, per la domanda che ha un oggetto ridotto rispetto a quello fatto valere in primo grado D’altra parte, il principio generale dell’esclusione dello ius novorum nel giudizio d’appello, che trova espressa applicazione nel nuovo processo tributario in virtù dell’art. 57 del D.Lgs. 546/92, comporta la preclusione del mutamento in secondo grado degli elementi materiali del fatto costitutivo della pretesa e non della diversa qualificazione giuridica del rapporto dedotto in giudizio (Cassazione sentenza n. 6347 del 3 maggio 2002); si ha domanda nuova quando risulta inserito nel processo un nuovo tema d’indagine, non prospettato in primo grado (Cass. 26 marzo 2002 n. 4335), mentre la contestazione di tutti o d’alcuni elementi della fattispecie costitutiva del diritto fatto valere in giudizio rientra tra le mere difese non soggette al divieto dello ius novorum in grado d’appello, che riguarda soltanto le domande e le eccezioni in senso stretto e non anche le difese e le eccezioni in…

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