La nuova web tax: profili pratici

Web tax con aliquota al 3% ed esonero dall’applicazione della tassa sulle attività di e-commerce: una delle principali novità fiscali nella legge di Bilancio 2018 è rappresentata dalla flat tax, introdotta dai commi da 1011 a 1019, art. 1, Legge 27.12.2017, n. 205, (pubblicata n G.U. n.302 del 29-12-2017 – Supplemento Ordinario n. 62) che disciplinano la nuova imposta sulle transazioni digitali riferite a prestazioni di servizi effettuate dalle imprese tramite mezzi elettronici. Il prelievo entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2019.
 
LA STRUTTURA DEL NUOVO TRIBUTO
La configurazione della nuova imposta è il risultato di un percorso legislativo particolarmente tormentato nel corso del quale la formula inizialmente proposta del prelievo è stata significativamente modificata.
Nella versione conclusiva la flat tax si applica al corrispettivo della singola transazione – al netto dell’IVA ed indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione stessa – con un’aliquota del 3 per cento.
Il nuovo prelievo sulle transazioni digitali relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici, si configura come una imposta indiretta ad valorem e speciale, in quanto commisurata al corrispettivo/ricavo lordo della transazione e su una sola categoria di servizi (Si differenzia dunque dall’IVA che è invece una imposta generale sul valore aggiunto).
Si considerano servizi prestati tramite mezzi elettronici quelli fornititi attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazioni essenzialmente automatizzata, corredata da un intervento umano minimo ed impossibile da garantire in assenza della tecnologia d’informazione.
Il presupposto per l’applicazione del tributo è identificato nelle sole transazioni che corrispondono alla erogazione di un servizio tramite mezzo elettronico di tipo business to business (B2B). Sono pertanto escluse:

le transazioni di commercio elettronico (beni);
le transazioni di tipo business to consumer (B2C).

 
SOGGETTI PASSIVI
Sul piano soggettivo l’imposta si applica a tutte le imprese prestatrici che erogano un servizio digitale, sia residenti che non residenti. Relativamente a queste ultime entità il legislatore ha ampliato la definizione di stabile organizzazione dell’impresa, allentando il legame tra tassazione e presenza fisica dell’impresa; la sua sussistenza viene affermata anche quando si abbia una significativa e continuativa presenza economica nel territorio dello Stato ma costruita in modo tale da non fare risultare una sua consistenza fisica nel territorio stesso.
Sono espressamente escluse da imposizione:

le imprese soggette al regime forfetario (legge di Stabilità per il 2015, cioè art. 1, co da 54 a 89, l. 23.12.2014, n. 190);
i soggetti agevolati per imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27 del DL 6.07.2011, n 98).

E’ previsto un limite dimensionale all’attività digitale tassata, definito in termini di numero di transazioni effettuate, che deve essere superiore a 3.000 su base annua senza alcun riferimento all’ammontare coinvolto (il presupposto dell’imposta è definito, ad esempio, sia da 3.000 operazioni di 1 euro sia da 3.000 operazioni da 1.000 euro ciascuna).
In sostanza la nuova imposta intende essenzialmente ad attrarre a tassazione i portali multinazionali del web quali Google, Amazon. Booking, Expedia, ecc, che nel nostro Paese producono reddito senza scontare imposte.
 
MODALITA’ DI RISCOSSIONE
L’imposta viene prelevata dai soggetti committenti dei servizi con obbligo di rivalsa sui soggetti prestatori salvo che i soggetti che effettuano la prestazione indichino nella fattura relativa alla prestazione o in altro documento idoneo da inviare contestualmente alla fattura, di non superare i limiti di transazioni su base annuale (anno solare) di 3.000 unità.
Viene quindi attribuito dal legislatore il ruolo di sostituto d’imposta al committente-…

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