Contabilità per cassa e nuovo termine per la registrazione delle fatture

Il decreto legge n. 50/2017 ha limitato notevolmente il termine entro cui i contribuenti devono esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto.  In base alla nuova disposizione tale diritto deve essere esercitato “al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”. Questa disposizione riguarda non solo i contribuenti che liquidano l’IVA secondo i criteri ordinari, ma anche i soggetti passivi che liquidano il tributo secondo il criterio di cassa.  Tale possibilità è prevista dall’art. 32bis del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83.

Il comma 1 delle disposizione citata prevede che “per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate da soggetti passivi con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro, nei confronti di cessionari o committenti che agiscono nell’esercizio d’impresa, arte o professione, l’imposta sul valore aggiunto diviene esigibile al momento del pagamento dei relativi corrispettivi”.

I soggetti che hanno optato per l’applicazione del regime Iva di cassa possono considerare in detrazione l’Iva assolta sugli acquisti solo nel momento in cui viene effettuato il pagamento del corrispettivo. Il principio è previsto sia dall’art. 32bis, comma 1 del citato decreto legge, ma anche dall’art. 1, comma 3 del DM 11 ottobre 2012.  In buona sostanza il differimento opera non solo con riferimento alle fatture attive, ma anche per gli acquisti di beni e servizi. Non rileva, quindi, ai fini dell’esercizi del diritto alla detrazione, il momento di effettuazione dell’operazione, ma la data di pagamento.

Il contribuente dovrà però tenere conto che il nuovo art. 19 del D.P.R. n. 633/1972, che ha limitato sensibilmente il termine entro cui esercitare il predetto diritto, trova applicazione con riferimento alle fatture emesse dal 1° gennaio 2017.  Invece per quelle emesse entro il 31 dicembre 2016 la detrazione può essere esercitata “al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”.  Il confronto tra la disciplina previgente e l’attuale può essere utile.

Si consideri il caso in cui il contribuente ha pagato in data 10 gennaio 2017 una fattura ricevuta recante data di emissione 18 dicembre 2016. In questo caso si applica la “vecchia” disposizione. Il diritto alla detrazione è sorto, in ragione del pagamento effettuato, nell’anno 2017. La fattura è stata emessa nell’anno 2016 e quindi si applicherà ancora il “termine lungo” di detrazione. Tale diritto potrà essere fatto valere anche nell’anno 2019, cioè con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto (l’anno 2017 di avvenuto pagamento).

La disciplina e i termini di detrazione sono cambiati radicalmente per le fatture emesse dall’1 gennaio 2017 in avanti. Si consideri ad esempio il caso in cui la fattura emessa il 20 gennaio 2017 è stata pagata il 20 dicembre del medesimo anno.  Il diritto alla detrazione deve essere esercitato con la dichiarazione annuale Iva relativa alla medesima annualità, cioè nel periodo di imposta 2017. Non è possibile far valere il diritto alla detrazione nell’anno successivo (e a maggior ragione entro il secondo periodo d’imposta successivo) rispetto al periodo di imposta in cui lo stesso diritto è sorto.  La circostanza che l’imposta sul valore aggiunto venga liquidata seguendo gli incassi e i pagamenti e non l’esigibilità secondo le regole ordinarie dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972, non influenza l’applicazione della disciplina del citato art. 19, avente ad oggetto la regolamentazione del diritto alla detrazione del tributo.

10 gennaio 2018

Nicola…

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