Il coniuge separato non perde le agevolazioni prima casa se deve cedere la sua porzione di immobile

Con l’ordinanza n. 22023 del 21 settembre 2017 la Corte di Cassazione ha affermato che, in caso di immobile acquistato in comunione legale col coniuge, il mancato trasferimento della residenza nel termine decadenziale, a causa della separazione coniugale, con cessione della quota di proprietà al coniuge, non comporta la decadenza dalle agevolazioni prima casa (nel caso di specie, il contribuente non ha trasferito la propria residenza nel Comune entro il termine decadenziale di 18 mesi dalla data del rogito, avendo ceduto la propria quota del 50% alla moglie già residente nel Comune, in luogo dell’indennità di mantenimento ed in adempimento di una condizione della separazione consensuale).
Per la Corte, il motivo di ricorso merita accoglimento, “alla luce dell’orientamento di questa Corte – espressione di un favor fiscale per i negozi regolatori della vita familiare, anche nella fase patologica della crisi coniugale – in base al quale, per un verso, ‘in tema di imposta di registro e di relativi benefici per l’acquisto della prima casa, il requisito della residente va riferito alla famiglia, per cui ove l’immobile acquistato sia adibito a tale destinatone non rileva la diversa residenza di uno dei due coniugi che abbiano acquistato in regime di comunione’ (Cass. sez. V, n. 13335/16; conf. Cass. nn. 25889/15, 23225/15, 16355/13) e, per altro verso, ‘in un quadro normativo e giurisprudenziale volto alla sempre più marcata valorizzazione dell’autonomia privata nell’ambito della disciplina dei rapporti familiari … l’attribuizione al coniuge della proprietà della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dai benefici cosiddetta “prima casa”, bensì una modalità di utilizzazione dello stesso per la migliore sistemazione dei rapporti fra i coniugi in vista della cessazione della loro convivenza’ (Cass. sez. V nn. 5156/16, 3753/14, sia pure in relazione alla diversa fattispecie di decadenza per le vendite infraquinquennali non seguite dal riacquisto di altro immobile, ai sensi dell’art. 1, nota 2-bis, Tariffa, Parte 1, n. 4, T.U.R.; cfr. Circ. n. 27 del 21 giugno 2012, p.to 2.2, e n. 2 del 21 febbraio 2014, p.to 9.2)”.
Secondo i massimi giudici, “tali principi non possono che valere anche rispetto all’impegno al trasferimento della residenza nel Comune ove è ubicato l’immobile acquistato con i benefici ‘prima casa’, previsto dal comma 2 bis, della nota all’art. 1 della tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, trattandosi di fattispecie che condivide la stessa “peculiare funzione economico-sociale – e la meritevolezza di tutela – di atti e convenzioni che i coniugi, nel momento della crisi matrimoniale, pongono in essere nell’intento di regolare sotto il controllo del giudice i loro rapporti patrimoniali conseguenti alla separazione o al divorzio, ivi compresi gli accordi che contengono il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni immobili all’uno o all’altro coniuge” (Cass. sez. V, n. 5156/16 cit.; cfr. Cass. nn. 860/14, 5473/06, 5741/04, 16171/03, 793/02), e tenuto conto anche della ratio di agevolare l’accesso alla tutela giurisdizionale su cui si fonda “l’esenzione fiscale dell’art. 19, con riguardo agli atti dei giudici di separazione e divorzio in considerazione dell’esigenza di favorire e promuovere, nel più breve tempo, una soluzione idonea a garantire l’adempimento delle obbligazioni che gravano sui coniugi” (Cass. sez. V, n. 5156/16 cit. e C. cost. n. 202/03)”.
La questione: il contrasto giurisprudenziale
La perdita o meno delle agevolazioni prima casa nell’ipotesi di trasferimento dell’immobile per separazione vede in campo due orientamenti.

Il primo sfavorevole alla tesi del contribuente, secondo cui il trasferimento di un immobile in favore del coniuge per effetto degli accordi intervenuti …

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