Legittima l’emissione di note di credito con aliquota IVA ordinaria a fronte di corrispettivi emessi ad aliquote ridotte

Analizziamo un’interessante Sentenza (sentenza n. 20044 dell’11 Agosto 2017) in cui la la Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso presentato dall’Amministrazione Finanziaria per violazione dell’art. 366 C.P.C. ovvero per mancata esposizione sommaria dei fatti di causa e del contenuto del provvedimento impugnato; conseguentemente, viene confermata la decisione dei due precedenti gradi di giudizio a favore del contribuente in tema di emissione di note di credito al aliquota IVA ordinaria in presenza di corrispettivi emessi ad aliquote ridotte (del 10% e del 4%) e per operazioni non soggetti all’imposta.
Il fatto
Il contribuente (una società cooperativa a responsabilità limitata) a seguito di un avviso di accertamento notificato dall’Amministrazione Finanziaria, relativo all’anno d’Imposta 2003, in materia di IRPEG ed IRAP da versare, propone ricorso alla competente Commissione Tributaria Provinciale ritenendo illegittima la pretesa dell’Ufficio volta alla contestazione delle maggiori imposte da versare in riferimento a note di credito emesse con aliquota IVA ordinaria anche in riferimento a ricavi fatturati con aliquota IVA ridotta (4% e 10%) e non soggetti a tale imposta.
La C.T.P. da ragione al contribuente ed in seguito all’Appello dell’Agenzia delle Entrate, anche i giudici della C.T.R. confermano la sentenza di I° grado.
Alla luce di tutto ciò, l’Amministrazione Finanziaria propone ricorso per Cassazione ottenendone, come si vedrà più in avanti, la sua inammissibilità per mancata esposizione sommaria dei fatti della causa.
I motivi del ricorso per Cassazione
L’Amministrazione Finanziaria propone una serie corposa di motivi di ricorso avverso la sentenza della C.T.R.; per la precisione in numero di 12:

con il primo motivo contesta il fatto che la C.T.R. avrebbe riconosciuto la deducibilità, nell’anno di imposta 2003, dei compensi del Collegio Sindacale della società contribuente, quando, invece, le prestazioni di tale organo sociale non erano state ultimate in tale anno;

con il secondo motivo, contesta la ripresa dei costi per prestazioni professionali di competenza dell’anno 2002, indicate nel Bilancio d’esercizio con la voce “fatture da ricevere” e registrate al ricevimento della fattura nell’anno 2003 nel conto “spese legali e professionali”;

con il terzo motivo contesta la considerazione, da parte della società, del costo per acquisto di buste termiche come beni ad uso durevoli e, come tali, assoggettate alla procedura di ammortamento;

il quarto motivo riguarda la deduzione di costi per tessere autostradali in assenza di documentazione probatoria idonea a dimostrare il loro sostenimento a fini aziendali;

con il quinto motivo l’Ufficio contesta l’imputazione di premi accordati a clienti (farmacie) nel 2002 ma portati in deduzione l’anno successivo; la società aveva replicato, già nei precedenti gradi di giudizio (con vittoria), che tali premi seppur si riferissero al 2002, la loro certezza si era concretizzata solo nel 2003;

il sesto motivo riguarda il trattamento delle spese per prestazioni professionali finalizzate all’ottenimento della “certificazione di qualità” dal momento che la società contribuente li aveva considerati come costi d’esercizio mentre l’Ufficio come costi pluriennali;

gli altri 6 motivi si riferiscono all’emissione di note di credito ad aliquota iva ordinaria in riferimento a corrispettivi fatturati con altre aliquote IVA (4% e 10%) e come operazioni non soggette ad IVA.

Sotto il profilo normativo, l’Amministrazione Finanziaria, in riferimento a tali motivi di ricorso deduce la violazione della seguente normativa:

corretta considerazione dei c.d. “redditi diversi” (art. 67 del TUIR – D.P.R. n. 917/1986);

non assoggettabilità ad imposta per mancanza della natura di attività commerciale tipica degli enti pubblici (art. 74 del TUIR);

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