Accertamento induttivo e onere della prova: i presupposti di legittimità

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 29 luglio 2017

in caso di accertamento induttivo legittimamente emesso si realizza un'inversione dell'onere della prova e spetta al contribuente documentare che le presunzioni utilizzate dal Fisco non sono valide ai fini probatori di un maggior reddito

Commercialista_Telematico_Post_1200x628px_Guardia_Di_FinanzaLa Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21293 del 20.10.2016, ha chiarito i presupposti di legittimità per procedere ad accertamento induttivo.

Nel caso di specie la società contribuente, esercente l'attività di commercio al dettaglio ed all'ingrosso di generi alimentari, aveva ricevuto un avviso di accertamento, in relazione all'anno 2003.

Il ricorso della contribuente veniva respinto dalla Commissione Tributaria Provinciale, con sentenza poi ribaltata dalla Commissione Tributaria Regionale che accoglieva l’appello della medesima contribuente, la quale, pur ritenendo che fosse legittimo il ricorso all'accertamento induttivo per la tenuta irregolare della contabilità aziendale, evidenziava però che l'accertamento induttivo deve basarsi su elementi certi, precisi e concordanti e non fondarsi su semplici presunzioni o calcoli generici e unilaterali.

Nel caso in esame, evidenziava il giudice di secondo grado, la determinazione dei ricavi si era basata su presunzioni di resa, di ricavato e di ricarico, calcolati a tavolino dall'Agenzia delle Entrate, in misura fissa e predeterminata, senza però tener conto delle condizioni soggettive del venditore, del particolare tipo di prodotti e delle qualità del mercato.

In particolare, sottolineava la CTR, era stata presunta una resa a peso morto di animale vivo, presumendo poi che da tale peso morto fossero state ricavate certe quantità di carne, mentre la resa a peso morto di un animale vivo varia da animale ad animale, da periodo a periodo, da razza a razza