Accertamento con adesione non pagato: è ancora possibile il ricorso?

EbookL’istituto deflativo dell’accertamento con adesione si distingue da quello della conciliazione giudiziale sia per il più conveniente regime di abbattimento delle sanzioni sia perché (a differenza del mezzo transattivo previsto dall’art. 48 D.Lgs n. 546/92) consente il bonario componimento intorno l’avviso di accertamento ancora in un ambito extra-giudiziale.

Pur tuttavia, le norme che disciplinano l’accertamento con adesione (artt. 2, 3, 7, 8, 9 del D.Lgs n. 218/97) hanno sortito alcune difficoltà interpretative poiché spesso non hanno chiarito con sufficiente certezza, le conseguenze giuridiche che derivano dal mancato perfezionamento dell’atto di adesione tramite il pagamento delle somme concordate o (in passato) mediante la prestazione di garanzia.

Questo è il quadro normativo che ha imposto la predetta elaborazione giurisprudenziale.

Art. 2, c. 3, D.Lgs n. 218/97: “L’accertamento definito con adesione non è soggetto ad impugnazione, non è integrabile o modificabile da parte dell’ufficio…”.

Art. 3, c. 4, D.lgs n. 218/97: “L’accertamento definito con adesione non è soggetto ad impugnazione e non è integrabile o modificabile da parte dell’ufficio”.

Art. 7. C. 1, D.lgs n. 218/97: “L’accertamento con adesione è redatto con atto scritto in duplice esemplare, sottoscritto dal contribuente e dal capo dell’ufficio o da un suo delegato. Nell’atto sono indicati, separatamente per ciascun tributo, gli elementi e la motivazione su cui la definizione si fonda, nonché la liquidazione delle maggiori imposte, delle sanzioni e delle altre somme eventualmente dovute, anche in forma rateale”.

Art. 8 D.lgs n. 218/97: “commaIn vigore dal 22 ottobre 2015 1. Il versamento delle somme dovute per effetto dell’accertamento con adesione è eseguito entro venti giorni dalla redazione dell’atto di cui all’articolo 7. Comma 2. Le somme dovute possono essere versate anche ratealmente in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo o in un massimo di sedici rate trimestrali se le somme dovute superano i cinquantamila euro…”.

Art. 9, c. 1, D.Lgs 218/97:1. La definizione si perfeziona con il versamento di cui all’ articolo 8, comma 1 , ovvero con il versamento della prima rata, prevista dall’articolo 8, comma 2”.

Alla luce di tale contesto, quando (a seguito della sottoscrizione del concordato con l’ufficio) il versamento di cui all’art. 8 (da parte del contribuente) non avviene, è stato sostenuto da alcuni contribuenti che l’atto di adesione non può ritenersi perfezionato a mente del successivo art. 9 . Il tutto, sempre ad avviso di questa tesi, si tradurrebbe in una rinuncia o ripensamento dello stesso contribuente, con la conseguente possibilità di una impugnazione (sempre da parte di quest’ultimo) dell’accertamento originario.

Su posizione contraria si sono sempre schietati gli uffici dell’Agenzia Entrate, opponendo la circostanza che l’atto di adesione è invece intangibile e non può essere modificato né dal cittadino né dall’ufficio, come dispone l’art. 2, c. 3, del D.Lgs. n. 218/97.

Il contenzioso sorto, a seguito della modifica normativa del 2011 che ha abolito la necessità della prestazione di garanzia ha eliminato la riproposizione della analoga questione della efficacia del concordato quando tale obbligo non veniva onorato (cfr. art. 23, c. 18, D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 luglio 2011, n. 111).

I primi segnali emessi dalla giurisprudenza di merito si rivelavano favorevoli alla parte erariale; infatti la Ctp di Vercelli (sent. n. 14/2009) ebbe a richiamare implicitamente il dovere di lealtà ed il principio di affidamento che sottintende al rapporto Fisco/cittadino; infatti in tale sentenza si argomentò “sostenere la inesistenza dell’atto in mancanza di pagamentosignifica svuotare di ogni contenuto un accordo intercorso tra due parti, dando ad una di esse una posizione di maggiore forza, permettendo al…

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