Plusvalenze immobiliari: il maggior valore definito ai fini dell’imposta di registro non rileva sulle imposte dirette neanche per il passato

di Roberto Pasquini

Pubblicato il 10 marzo 2017

l’avviso di accertamento con cui l’ufficio determina la plusvalenza in caso di cessione di immobile, sulla base del maggior valore definito ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale non è legittimo: le novità interpretative del 2015 travolgono anche gli accertamenti precedenti

EbookLa Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1823 del 24 gennaio 2017, ha confermato che l’avviso di accertamento con cui l’ufficio determina la plusvalenza in caso di cessione di immobile, sulla base del maggior valore definito ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale non è legittimo, ribadendo la natura interpretativa della norma introdotta nel 2015, avente valore quindi anche per il passato.

Brevi considerazioni

Come è noto, l’art. 5, comma 3, del D.Lgs. n. 147 del 14 settembre 2015, in G.U. n.220 del 22 settembre 2015, norma entrata in vigore il 7 ottobre 2015, è intervenuto sulla prassi degli uffici di rettificare, per quel che qui ci interessa1, ai fini reddituali, la plusvalenza dichiarata a seguito di cessione di un bene immobili (art. 67 del T.U. n. 917/86) sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro di cui al D.P.R. n. 131/86.

Il nuovo dettato normativo prevede che “Gli articoli 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e gli articoli 5, 5-bis, 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonchè per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l'esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anch