Valutazioni d'azienda: il processo di normalizzazione del reddito

L’operazione di normalizzazione del reddito è fatto allo scopo di eliminare dai risultati economici degli anni presi a riferimento i componenti positivi e negativi di reddito che:

non siano inerenti la gestione caratteristica (l’attività tipica e primaria dell’azienda);

siano l’effetto di politiche di bilancio e/o fiscali;

abbiano natura straordinaria o siano relative a gestioni accessorie (come, ad esempio, l’affitto di beni immobili ad uso civile).

Dopo aver individuato i componenti negativi e positivi di reddito da rettificare in tutto o in parte, va ricalcolato il relativo impatto fiscale.
Per poter procedere compiutamente alla normalizzazione del reddito, è indispensabile disporre del bilancio di verifica dei vari anni presi a riferimento.
Componenti positivi di reddito
Ricavi per locazioni di beni immobili ad uso civile. Se non si considerano i ricavi, è necessario eliminare dal conto economico anche i relativi costi di questi immobili (ammortamenti, canoni di leasing, affitti passivi, costi per manutenzione e riparazione, tassa rifiuti ed altre imposte indirette, spese condominiali).
Contributi in conto esercizio. Da stornare non essendo ricavi ordinari.
Plusvalenze derivanti dalla cessione di immobilizzazioni materiali ed immateriali. Da stornare non essendo ricavi ordinari.
Incrementi di immobilizzazioni per lavori eseguiti in economia (immobilizzazioni materiali e/o immateriali). Questa tipologia di ricavi, va valutata attentamente circa loro effettiva inerenza ed utilità. Se si ritiene di doverli eliminare, va stralciato anche il relativo ammortamento.
Se in qualcuno degli anni per i quali si sta attuando il processo di normalizzazione del reddito, la società ha avuto ricavi ordinari legati a situazioni contingenti (come, ad esempio, per l’acquisizione di importanti commesse in appalto per le quali, però, il contratto è terminato), questo aspetto va considerato ed i relativi ricavi (o meglio, il margine della commessa/lavoro dato dalla differenza tra ricavi e costi diretti) vanno stornati dal reddito dell’esercizio.
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Componenti negativi di reddito
Compensi amministratori/soci. Va valutato se i compensi degli amministratori sono commisurati alla loro effettiva attività in azienda. La considerazione da fare è la seguente: se in luogo degli amministratori/soci in aziende vi fossero terze persone (inquadrate come consulenti oppure dipendenti) per svolgere le stesse attività, quale sarebbe il loro costo per l’azienda.
Se l’imprenditore o i soci (o qualcuno di essi), lavorano all’interno dell’azienda senza essere remunerati oppure con un compenso non in linea con il mercato (tenendo conto dell’attività svolta, delle mansioni effettive e delle relative competenze), sarà necessario considerare un maggior costo.
Se tra i dipendenti/consulenti dell’azienda vi sono familiari dell’imprenditore che ricevono i loro compensi senza lavorare in azienda o svolgendo, comunque, un’attività marginale, il loro costo andrà rettificato poiché non inerente. Lo stesso ragionamento deve valere in presenza di dipendenti/consulenti che, pur essendo come costo a carico dell’azienda, non svolgono di fatto la loro attività in azienda (ad esempio, collaboratori domestici dell’imprenditore).
Costi per royalties e/o utilizzo di licenze. I costi vanno rettificati solo se ritenuti non congrui (come, ad esempio, in presenza di percentuali fortemente scostanti dalla media praticata dal mercato).
Costi sostenuti per l’affitto di immobili. La rettifica va fatta solo in presenza di valori palesemente lontani (in senso positivo o negativo) dal valore medio del mercato. Se l’immobile è direttamente o indirettamente riconducibile all’imprenditore, la valutazione che si deve fare è: se il bene fosse di un terzo, quale sarebbe il canone di affitto applicato per valutare eventuali scostamenti rispetto al costo per l’azienda. Se l…

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