Il nuovo principio del costo ammortizzato entra in bilancio

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Il D. Lgs. 139/2015, modificando l’art. 2426 del codice civile, introduce un nuovo criterio di valutazione dei titoli immobilizzati, dei crediti e dei debiti denominato “criterio del costo ammortizzato”, con il quale gli strumenti finanziari vengono contabilizzati secondo i flussi finanziari rideterminati in base al tasso effettivo. L’operazione, dove obbligatoria, conduce ad una distribuzione dei componenti di reddito diversa da quella basata sul tasso nominale e quindi occorre che i redattori del bilancio pongano molta attenzione per evitare di commettere dei falsi in bilancio sanzionati penalmente.

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Nel bilancio d’esercizio 2016 si affaccia una novità di rilievo per le società di capitali italiane, che riguarda la valutazione (salvo le deroghe concesse alle società che possono redigere il bilancio in forma abbreviata o alle micro-imprese) di titoli immobilizzati, crediti e debiti. Il nuovo criterio pone come punto di partenza il costo d’acquisto dei titoli o il valore nominale di crediti e debiti, ma successivamente tiene conto della differenza tra il tasso nominale e il tasso effettivo dell’operazione.

Ma cos’è il costo ammortizzato? Il costo ammortizzato, secondo il par. 9 dello IAS 39, è: il valore a cui è misurata al momento della rilevazione iniziale l’attività o la passività finanziaria al netto dei rimborsi di capitale, aumentato o diminuito dell’ammortamento complessivo utilizzando il criterio dell’interesse effettivo su qualsiasi differenza tra il valore inziale e quello a scadenza, dedotta qualsiasi riduzione (ad es. accantonamenti) a seguito di riduzione di valore o di irrecuperabilità.

In pratica, l’applicazione del criterio conduce ad una ripartizione nel tempo di interessi attivi e passivi e di ricavi ed oneri accessori della transazione basata sulla durata dello strumento finanziario.

 

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