La riclassificazione in bilancio delle spese di ricerca e sviluppo e pubblicità

Tra le novità in materia di bilancio introdotte dal D. Lgs. 139/2015, la più rilevante, e quella che ha certamente maggiore impatto sui bilanci delle società medie e piccole, è la nuova disciplina delle spese di sviluppo.
Le spese di ricerca, sviluppo e pubblicità nella disciplina previgente
Nella disciplina previgente, l’art. 2424 c.c., alla voce BI2 prevedeva nell’Attivo del bilancio la voce “costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità”.
Le regole concernenti la capitalizzazione in ossequio alla previgente disciplina erano reperibili nella versione Gennaio 2015 del principio contabile OIC 24 concernente le Immobilizzazioni immateriali.
Nel principio veniva specificato come i costi di ricerca possano essere suddivisi in costi di ricerca di base e costi di ricerca applicata.
La ricerca di base è quell’insieme di studi, esperimenti, indagini e ricerche che non hanno una finalità definita con precisione, ma che si considera di utilità generica alla società. I costi di ricerca di base, per la loro genericità e non riferibilità diretta ad un prodotto o ad un processo, sono costi dell’esercizio.
Per costi di ricerca applicata si intende l’insieme dei costi finalizzati ad uno specifico prodotto o processo produttivo ed è l’insieme di studi, esperimenti, indagini e ricerche che si riferiscono direttamente alla possibilità ed utilità di realizzare uno specifico progetto.
Collegati intimamente ai costi di ricerca applicata vi sono i costi di sviluppo, cioè costi inerenti l’applicazione dei risultati della ricerca o di altre conoscenze possedute o acquisite in un piano o in un progetto per la produzione di materiali, dispositivi, processi, sistemi o servizi, nuovi o sostanzialmente migliorati, prima dell’inizio della produzione commerciale o dell’utilizzazione.
La capitalizzazione era possibile, secondo il principio contabile OIC 24 (nella versione Gennaio 2015) soltanto se:

le spese sono relative ad un prodotto o processo chiaramente definito, nonché identificabili e misurabili, e ad esso direttamente inerenti. Spese di ricerca generiche, come la ricerca di base, non possono pertanto essere capitalizzate;

le spese sono riferite ad un progetto realizzabile, cioè tecnicamente fattibile, per il quale la società possieda o possa disporre delle necessarie risorse;

le spese devono essere recuperabili, il che vuol dire che la società deve avere prospettive di reddito in modo che i ricavi che prevede di realizzare dal progetto siano almeno sufficienti a coprire i costi sostenuti per lo studio dello stesso, dedotti tutti gli altri costi di sviluppo, i costi di produzione e di vendita che si sosterranno per la commercializzazione del prodotto.

L’importo capitalizzabile era costituito da:

stipendi, salari ed altri costi relativi al personale impegnato nelle attività di ricerca e sviluppo;

costi dei materiali e dei servizi impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo;

ammortamento di immobili, impianti e macchinari, nella misura in cui tali beni sono impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo;

costi indiretti, diversi dai costi e dalle spese generali ed amministrativi, relativi alle attività di ricerca e sviluppo;

altri costi, quali ad esempio l’ammortamento di brevetti e licenze, nella misura in cui tali beni sono impiegati nell’attività di ricerca e sviluppo.

I costi di pubblicità erano invece capitalizzabili solo nel caso in cui si trattasse di operazioni non ricorrenti, come nel caso del lancio di una nuova attività produttiva, l’avvio di un nuovo processo produttivo concernenti azioni dalle quali la società ha l’aspettativa di importanti e duraturi ritorni economici.
La novella del D.Lgs. 139/2015. Le spese di sviluppo e di pubblicità
Il D.Lgs. 139/2015 è intervenuto profondamente sulla disciplina delle spese di ricerca, sviluppo e pubblicità. Al punto BI2 dell’art. 2424 c.c. le parole “spese …

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