Società in Accomandita Semplice: le deliberazioni dei soci

di Cinzia De Stefanis

Pubblicato il 16 novembre 2016

la gestione della società in accomandita semplice può generare dubbi stante la differenza fra le due diverse tipologie di soci: in questo articolo di 13 pagine approfondiamo le regole ordinarie che presiedono la gestione delle deliberazioni

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Il codice civile non prevede che la società in accomandita semplice sia dotata di organi sociali: non c’è una assemblea in cui si formi la volontà sociale, né esiste un consiglio di amministrazione. Esiste solo una pluralità di soci, normalmente tutti amministratori, i quali adottano ogni decisione liberamente, senza l’osservanza di formalità, a seconda dei casi all’unanimità o a maggioranza (Cass., 6 marzo 1953, n. 536).

Per la verità, in alcuni casi, la legge usa alcuni termini tipici del procedimento assembleare (ad esempio: consenso, volontà, decisione, deliberazione, maggioranza); tuttavia la dottrina e la giurisprudenza prevalenti non ritengono necessario istituire un organo assembleare, in quanto la società di persone è dominata dall’esigenza di elasticità e rapidità nelle decisioni incompatibile con un organo assembleare.

In dottrina, tuttavia, alcuni ritengono necessaria un’assemblea nelle società di persone (Bolaffi); altri ritengono necessario rispettare un sia pur embrionale metodo assembleare, quantomeno per le decisioni a maggioranza (preventiva informazione di tutti i soci, riunione, discussione e votazione contestuale); ciò consentirebbe decisioni più ponderate, attraverso il confronto delle diverse opinioni e il concorso di tutti i soci nella valutazione dell’interesse comune (Campobasso).

Naturalmente l’atto costitutivo può espressamente prevedere il metodo collegiale e, quindi, disciplinare un’assemblea sociale in cui tutti i soci esprimono il loro consenso, precisando quali questioni mettere alla sua competenza e determinando, se del caso, le forme e le modalità di convocazione: riunione, discussione e deliberazione. In tal caso la formazione della volontà sociale per il tramite di una decisione diventerebbe vincolante per i soci e l’inosservanza delle regole statutarie costituirebbe causa di invalidità della decisione, sempre che non risulti dall’interpretazione dell’atto costitutivo che l’assemblea sia prevista solo come eventuale o che costituisca semplicemente una forma di manifestazione della volontà sociale (Cass., 6 marzo 1953, n. 536).

Le delibere dei soci sono solo la somma delle loro volontà individualmente considerate e manifestate. Le decisioni dei soci devono essere adottate all’unanimità, salvo che la legge o il contratto sociale preveda la maggioranza. Come detto in precedenza, a causa della mancanza dell’assemblea, il consenso può formarsi in qualsiasi modo (anche tacitamente).

Affinché le modifiche statutarie abbiano efficacia esterna, è necessario che vengano portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. I soci possono partecipare alle delibere:

  • personalmente o direttamente;

  • attraverso un rappresentante volontario, autorizzato per procura;

  • attraverso un legale rappresentante.

La necessità del consenso dei soci

Il codice civile prevede che in alcuni casi una decisione sia presa con il consenso dell’unanimità o della maggioranza dei soci; a volte menziona il solo consenso dei soci o la necessità di una deliberazione, oppure non prevede nulla.

Indichiamo, nella tabella riepilogativa che segue, tutti i casi in cui il codice richiede che su una d