Il controllo formale non può revocare il credito d’imposta: la cartella è nulla! (Con utilissimi spunti difensivi)

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 9 novembre 2016

se il mancato riconoscimento del credito d’imposta deriva da un mero controllo formale ex art. 36-bis, è nulla la cartella di pagamento emessa dall’Agente della riscossione; in questo articolo analizziamo le principali sentenze in tema di controllo formale che revoca il credito d'imposta (sia di merito che di legittimità) e proponiamo alcuni utili spunti difensivi

contraddittorioSe il mancato riconoscimento del credito d’imposta deriva da un mero controllo formale ex art. 36-bis. D..P.R. n. 600/73, è nulla la cartella di pagamento emessa dall’Agente della riscossione. Il consolidato orientamento di Corte di Cassazione (cfr. recentissima Sent. n. 19860, dep. il 05.10.2016) che ha – ripetutamente – censurato l’operato di Direzioni provinciali ed Enti di riscossione, è largamente condiviso anche da dominante giurisprudenza di merito.

AMBITO NORMATIVO

Il comma 2, art. 42, D.P.R. 29/09/1973, n. 600, prevede che l'avviso di accertamento deve recare l'indicazione dell'imponibile o degli imponibili accertati, delle aliquote applicate e delle imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d'imposta.

L’atto impositivo, quindi, deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato e in relazione a quanto stabilito dalle disposizioni di cui ai precedenti articoli che sono state applicate, con distinto riferimento ai singoli redditi delle varie categorie e con la specifica indicazione dei fatti e delle circostanze che giustificano il ricorso a metodi induttivi o sintetici e delle ragioni del mancato riconoscimento di deduzioni e detrazioni.

Se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto ne' ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'atto che lo richiama salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale.

L’art. 7 dello Statuto dei diritti del Contribuente L. 212/2000, e l’art. 3 della L. 241/90 stabiliscono che ogni atto posto in essere dell’amministrazione deve essere debitamente motivato, in modo da consentire la ricostruzione dell’Iter logico Giuridico alla base della pretesa.

L’articolo 10 sempre dello Statuto dei diritti del Contribuente può ritenersi rispettato solo allorquando nella cartella di pagamento siano presenti le minime indicazioni strumentali ad una verifica della correttezza degli importi avanzati, in caso contrario l'iscrizione a ruolo non può che essere ritenuta carente nella motivazione e di conseguenza, nulla.

La giurisprudenza ai più alti livelli ha sancito, in modo pacifico, che l'obbligo motivazionale vale anche per le cartelle di pagamento siccome:

  • la motivazione non è un requisito riservato ai soli avvisi di accertamento (Corte di Cassazione, 16 maggio 2007, sentenza n. 11251);

  • la legittimità di un atto amministrativo privo di motivazione contrasterebbe oltre che con la L. n. 241/90, con gli articoli 3 e 24 della Costituzione (Corte di Cassazione, 11 febbraio 2005, n. 2819);

  • la motivazione di un atto amministrativo rappresenta un obbligo per la Pubblica Amministrazione (Corte Costituzi