La funzione integrativa dei documenti non conosciuti

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 25 ottobre 2016

l'obbligo di materiale allegazione del documento non conosciuto (almeno formalmente) dal contribuente (ad esempio un PVC), si rende indispensabile solo se ed in quanto l'atto impositivo non rechi già nel suo contenuto la trascrizione (anche limitatamente al contenuto essenziale) del documento cui fa rinvio

documentoL'obbligo di materiale allegazione del documento non conosciuto dal contribuente (almeno formalmente), si rende indispensabile solo se ed in quanto l'atto impositivo non rechi già in motivazione la trascrizione (anche limitatamente al suo contenuto essenziale) del documento cui fa rinvio.

Sono queste le conclusioni cui giunge la Corte di Cassazione nella sentenza n.3102 del 17 febbraio 2016.

Per la Corte, tale obbligo è infatti giustificato dalla "funzione integrativa" che quel documento può svolgere rispetto all'esternazione delle ragioni della pretesa al destinatario dell'atto, perciò non riguardando quei documenti che, per quanto indicati nell'atto impositivo, non rivestano carattere essenziale, non svolgendo una funzione esplicativa "dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche" sui quali è fondata la determinazione dell'amministrazione finanziaria”. Come ulteriormente chiarito dalla Corte, "il contribuente ha, infatti, diritto di conoscere tutti gli atti il cui contenuto viene richiamato per integrare tale motivazione, ma non il diritto di conoscere il contenuto di tutti quegli atti, cui si faccia rinvio nell'atto impositivo e sol perché ad essi si operi un riferimento, ove la motivazione sia già sufficiente (e il richiamo ad altri atti abbia, pertanto, mero valore narrativo), oppure se, comunque, il contenuto di tali ulteriori atti (almeno nella parte rilevante ai fini della motivazione dell'atto impositivo) sia già riportato nell'atto noto" (Cass. n. 26683/2009, n. 4851/2015). Di conseguenza, osserva la Corte, “in caso di impugnazione dell'avviso sotto tale profilo, non sarebbe sufficiente per il contribuente dimostrare l'esistenza di atti a lui sconosciuti cui l'atto impositivo faccia riferimento, occorrendo, invece, la prova che almeno una parte del contenuto di quegli atti, non riportata nell'atto impositivo, sia necessaria ad integrarne la motivazione (v. Cass. n. 6914/2011, n. 13110/2012, n. 25153/2013, n. 9032/2013, n. 11967/2014)”.

La Corte, quindi, conclude affermando che “l'obbligo di motivazione degli atti tributari possa essere adempiuto anche per relationem, tramite il riferimento a elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, a condizione che ne sia riportato il contenuto essenziale, per tale dovendosi intendere l'insieme di quegli elementi (oggetto, contenuto e destinatari dell'atto o del documento) che, per un verso, risultino necessari e sufficienti a fondare il provvedimento adottato, e per altro verso consentano al contribuente di individuare gli aspetti specifici dell'atto richiamato che contribuiscono a soste