Tutti i dubbi sulla dichiarazione integrativa a favore

L’AIDC con la norma di comportamento n. 196/2016 ha affermato che in base al principio di capacità contributiva previsto dall’art. 53 Cost., qualsiasi contribuente ha sempre la possibilità di integrare a suo favore l’ultima dichiarazione emendabile, con la finalità di rideterminare, e recuperare se già versate, le imposte in precedenza dichiarate in eccesso, ovvero di far valere un maggior credito d’imposta o una maggiore perdita fiscale.
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Con la pubblicazione della norma di comportamento n. 196/2016 l’Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (AIDC) recepisce le ultime indicazioni di prassi e giurisprudenza, in materia di dichiarazione integrativa a favore del contribuente.
Secondo quanto previsto, in tema di compensazione, dallo Statuto dei diritti del Contribuente di cui alla legge 212/2000, la correzione della dichiarazione nel caso di errore a danno del contribuente può avvenire, con la procedura già prevista in tema di errori contabili, integrando l’ultima dichiarazione presentata e procedendo alla compensazione del credito.
Secondo la norma di comportamento dell’AIDC la possibilità di integrare a favore l’ultima dichiarazione emendabile, spetta alla generalità dei contribuenti e per tutte le categorie di redditi, utilizzando la procedura della “dichiarazione integrativa” nei termini previsti dall’art. 2, c. 8-bis, del DPR 322/1998 e con le modalità operative indicate dalla Circolare Ministeriale n. 31 del 24 settembre 2013, per l’eventuale evidenziazione di tutti gli effetti correttivi di errori anche di dichiarazioni di annualità pregresse ancora autonomamente accertabili in base all’art. 43, del DPR 600/73; il credito (o maggior credito) così scaturente dalla “dichiarazione integrativa” può essere utilizzato da qualsiasi contribuente in compensazione in base al generale principio di compensabilità del debito tributario previsto dall’art. 8, c. 1, della Legge 212/2000 e sulla base dell’art. 6, c. 8, dello Statuto del Contribuente e con le modalità dell’art. 17, del D.Lgs. n. 241/1997 .
Cosa prevede la norma
Il quadro normativo di riferimento è costituito dal D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2, recante l’intestazione “Termine per la presentazione della dichiarazione in materia di imposte sui redditi e di I.R.A.P.”, e dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, relativo al “rimborso di versamenti diretti” di imposte sul redditi. Il citato articolo 2, ai commi 8 e 8 bis, prevede la possibilità per il contribuente di integrare la dichiarazione dei redditi.
Il comma 8-bis, aggiunto dal D.P.R. 7 dicembre 2001, n. 435, art. 2, afferma che le dichiarazioni dei redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dei sostituti di imposta possono essere integrate dai contribuenti per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, mediante dichiarazione da presentare, non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo. L’eventuale credito risultante dalle predette dichiarazioni può essere utilizzato in compensazione, ai sensi del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 17.
Lo stesso art. 8, comma 6, dispone che per la dichiarazione relativa all’imposta sul valore aggiunto si applica la citata disposizione di cui all’art. 2, cc. 8 e 8-bis.
In tema di rimborso di versamenti diretti, il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, recita: “il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare all’intendente di finanza nella cui circoscrizione ha sede l’esattoria presso la quale è stato eseguito il versamento istanza di rimborso, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell’obbligo di versamento”.
La giurisprudenza di legittimità
La Corte di Cassazione, …

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