Transfer pricing: è il contribuente a dover dimostrare la congruità dei prezzi infragruppo

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 19 settembre 2016

in caso di contestazione del transfer pricing l'onere della prova spetta al contribuente che deve provare la congruità del prezzo infragruppo scelto e utilizzato rispetto al mercato di riferimento; nel caso in questione l'analisi del transfer pricing viene fatta sugli interessi pagati per un prestito infragruppo

pagamenti-commercialista-telematico-2Con la sentenza n. 13387 del 30 giugno 2016 (ud. 15 gennaio 2016) la Corte di Cassazione ha imposto al contribuente l’onere di provare la congruità dei prezzi infragruppo.

Per la Corte, la finalità antielusiva sottesa alla norma prevista dal previgente D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 76, c. 5 (ora art. 110 c. 7), finalizzata ad impedire trasferimenti surrettizi di ricchezza in favore di una società infragruppo estera, con sottrazione di materia imponibile alla tassazione nazionale, “comporta che la disposizione debba trovare applicazione non solo quando i prezzi o i corrispettivi pattuiti siano inferiori a quelli mediamente praticati nel comparto economico di riferimento, ma anche quando per la cessione del bene (nella specie una determinata quantità di denaro) sia stato pattuito un corrispettivo nullo”.

Osserva la Suprema Corte che anche in tale ipotesi, “ed a maggior ragione in tale ipotesi, si realizza una manovra di indebito trasferimento di ricchezza imponibile verso uno Stato estero, alla quale l'ordinamento giuridico reagisce sostituendo il prezzo contrattuale (nullo) con il prezzo di mercato”.

E alle medesime conclusioni la Corte giunge nei casi di transfer price domestico: “conferma la correttezza di tale conclusione il disposto del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 9 che, anche in caso di operazioni tra società infragruppo aventi tutte sedi nel territorio nazionale (transfer pricing domestico), qualora ricorra l'ipotesi di cessione di beni o prestazioni di servizio effettuate senza indicazione di un corrispettivo, consente di valorizzare i componenti reddituali secondo il criterio sussidiario del ‘valore normale’, in sostituzione del criterio ordinario riferito al corrispettivo (mancante) (conforme Sez. 5, Sentenza n. 17955 del 24/07/2013, Rv. 628827)”.

In caso di operazioni infragruppo intercorse con società estere controllate o controllanti, “l'onere probatorio gravante sulla Amministrazione finanziaria si esaurisce nel fornire la prova della esistenza della operazione infragruppo e della pattuizione di un corrispettivo inferiore al valore normale di mercato, logicamente comprensivo della più grave ipotesi de