Professionista con IVA indetraibile ed estensione del reverse charge: l'IVA diventa un costo?

L’estensione dell’ambito di applicazione del meccanismo del reverse charge ha dato luogo ad una serie di difficoltà operative, soprattutto di tipo contabile, per gli esercenti arti e professioni che determinano il reddito in base al principio di cassa.
Le problematiche e i conseguenti dubbi applicativi riguardano soprattutto i casi in cui l’imposta sul valore aggiunto è indetraibile. Le difficoltà sono ancora maggiori laddove la percentuale di detrazione sia suscettibile di variazioni a causa dell’applicazione del meccanismo del pro rata.
Si consideri ad esempio il caso in cui un medico (che esercita un’attività completamente esente ai fini Iva), si avvale di una ditta per il servizio di pulizie dello studio. Il professionista dovrà integrare la fattura di costo con l’indicazione dell’imponibile, dell’aliquota e dell’Iva. Il tributo non sarà corrisposto al fornitore, ma versato direttamente dal professionista nelle casse dell’erario.
Il debito sorge in quanto nonostante la doppia registrazione del documento nel libro degli acquisti e nel registro delle fatture, l’Iva sull’operazione resta comunque completamente indetraibile a causa dell’attività esercitata dal medico completamente esente.
Se la fattura emessa prevede un corrispettivo di 1.000 euro, il professionista dovrà annotare sul documento l’Iva per un importo pari a 220 euro, con l’applicazione dell’aliquota del 22%. Il tributo riportato nel registro degli acquisti risulta completamente indetraibile, mentre il debito nei confronti dell’Erario sorge a seguito dell’annotazione della medesima fattura (oggetto di integrazione) nel registro delle fatture emesse.
Ai fini delle imposte sui redditi non sussistono dubbi sulla circostanza che l’Iva indetraibile rappresenti un costo da considerare in diminuzione ai fini della determinazione del reddito professionale netto. Se il tributo non riguarda l’acquisto di un bene strumentale (in questo caso si incrementa la base di calcolo degli ammortamenti) l’Iva indetraibile rappresenta un costo generale deducibile in base al principio di cassa di cui all’art. 54 del TUIR.
Le incertezze, però, riguardano proprio il profilo temporale e trovano origine nell’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile. Infatti, se si applica il reverse charge il tributo non deve essere corrisposto al fornitore, ma deve essere versato direttamente nelle casse dell’Erario (stante l’indetraibilità dell’Iva sugli acquisti). Può quindi verificarsi un disallineamento temporale tra il momento del pagamento della fattura al fornitore e il momento in cui risulta effettivamente effettuato il versamento del tributo.
Prima dell’estensione del meccanismo dell’inversione contabile il problema era meno rilevante. Tornando all’esempio precedente il professionista pagava al fornitore 1.220 euro e l’intero costo, comprensivo dell’Iva, era deducibile ai fini delle imposte sui redditi. In tale ipotesi, salvo il caso di pagamenti frazionati, il professionista effettuava il pagamento del corrispettivo e dell’Iva nel medesimo periodo di imposta. Diversamente, nel caso in cui deve essere applicato il meccanismo del reverse charge, può determinarsi uno sfasamento temporale. Ad esempio il professionista potrebbe pagare al fornitore la fattura, il cui debito ammonta a 1.000 euro, durante il mese di dicembre dell’anno 2015 e versare nelle casse dell’erario l’Iva dovuta entro il giorno 16 gennaio dell’anno successivo. Sorge così il problema di comprendere se il costo rappresentato dall’Iva debba essere considerato in diminuzione del reddito professionale nell’anno 2015 o nell’anno 2016.
Applicando il criterio di cassa “puro” la soluzione corretta sembra essere il riferimento all’anno 2016. Ai fini della deducibilità del costo è necessario che l’onere sia stato effettivamente sostenuto e la circostanza si verifica all’atto del pagamento. D’altra parte se il …

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