Il reato di millantato credito

Continuiamo l’analisi della macrocategoria di quei reati genericamente riconducibili al novero dei delitti contro la pubblica amministrazione esaminando il millantato credito
Disciplina generale
Tale figura, denominata, secondo taluni autorevoli commentatori11, “vendita di fumo”, è il reato di chi, millantando credito presso un pubblico ufficiale (di seguito PU) o un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio (di seguito IPS), riceve o fa dare o fa promettere, a se’ o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione. La pena prevista è quella della reclusione da due a sei anni se il colpevole riceve o fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altra utilità, col pretesto di dover comprare il favore di un PU o IPS, o di doverlo remunerare.
La fattispecie incriminatrice in analisi è contenuta nel Capo II del Titolo II del Libro Secondo del Codice Penale, rubricato “Dei delitti dei privati contro la Pubblica Amministrazione”, e non delinea un reato proprio, in quanto ipotesi integrabile anche dal privato2.
In merito ai soggetti attivi del reato, autorevole dottrina3 è concorde nel non ritenere punibile la persona che aderisca alla millanteria (il c.d. “compratore di fumo”). Soggetto, quest’ultimo, che secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione4 sarebbe, addirittura, in qualche modo tutelato dalla norma in esame5.
La pena detentiva per il millantato credito, nella fattispecie delineata dal primo comma dell’art. 346 c.p., è quella della reclusione da uno a cinque anni e, nella fattispecie disciplinata al comma successivo, quella della reclusione da due a sei anni6.
 

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