Vecchio sintetico e valore delle presunzioni

ragCon la sentenza n. 10234 del 18 maggio 2016, la Corte di Cassazione ha ritenuto che, ai fini dell’accertamento sintetico, le spese per l’acquisto di terreni e fabbricati non giustificabili dai redditi dichiarati, non possono trovare copertura da dichiarazione di familiari per regalie elargite nel corso degli anni.

Svolgimento del processo

La C.T.R., in accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, confermava la legittimità dell’avviso di accertamento emesso, con il quale si accertava, per l’anno d’imposta 2004, un reddito pari ad € 106.702,58 determinato sinteticamente, ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/73, in ragione di riscontrate spese, sostenute negli anni dal 2004 al 2008, per l’acquisto di terreni e fabbricati per un complessivo esborso di € 533.512,00.

Ritenevano, infatti, i giudici del gravame che “ il contribuente non aveva offerto una attendibile giustificazione della cospicua spesa, non potendosi in particolare ritenere probanti le dichiarazioni rilasciate dai propri nonni circa l’elargizione di cospicue regalie nel corso degli anni liceali e universitari, in quanto non supportate da formale e pertinente documentazione e in mancanza comunque di prova della contemporaneità fra le regalie medesime e l’acquisto degli immobili in questione; che l’ufficio aveva documentato la regolare notifica del questionario al domicilio fiscale del contribuente; che inoltre, all’epoca dei fatti, non sussisteva alcun obbligo di esperire preventivamente il contraddittorio”.

Motivi della decisione

Innanzitutto la Corte rileva che alla data dell’accertamento impugnato non era previsto l’obbligo, per l’amministrazione, di procedere a preventivo contraddittorio con il contribuente e sul punto richiama propri precedenti, secondo cui “ è sufficiente che vi siano elementi e circostanze di fatto certi, in base ai quali possa fondatamente attribuirsi al contribuente un reddito complessivo superiore a quello risultante dalla determinazione analitica, non occorrendo che l’individuazione e la raccolta di quegli elementi e circostanze, che l’ufficio può attingere da qualsiasi fonte, avvengano in contraddittorio con il contribuente. Tale contraddittorio si instaura, invece, con la notifica dell’atto di accertamento, che, per ciò, deve contenere l’indicazione dei fatti sui quali esso si fonda, in modo che il contribuente sia in grado di conoscere sufficientemente la pretesa fiscale e svolgere le proprie difese al riguardo» (v. Sez. 1, n. 9198 del 27/08/1991, Rv. 473674; conf. Sez. 5, n. 27079 del 18/12/2006, Rv. 595888)”.

Infatti, l’obbligo del previo contraddittorio endoprocedimentale è stato introdotto dall’art. 22, c. 1, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, in vigore dal 31 maggio 2010, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, attraverso la sostituzione dei commi dal quarto all’ottavo dell’art. 38 dDP.R. 600/73 ma, per espressa disposizione transitoria, «con effetto per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del decreto».

Ricorda ancora la Corte che con sentenza n. 24823 dell’8 dicembre 2015 le Sezioni Unite hanno escluso, in materia di imposte dirette, la sussistenza di un obbligo generalizzato del preventivo contraddittorio, al di fuori delle ipotesi per le quali esso è normativamente previsto.

La Suprema Corte, inoltre, ribadisce che la norma di cui all’art. 38 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, “legittima la presunzione, da parte dell’amministrazione finanziaria, di un reddito maggiore di quello dichiarato dal contribuente sulla base di elementi indiziari dotati dei caratteri della gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 cod. civ. e, in particolare, per quel che in questa sede interessa, in ragione della «spesa per incrementi patrimoniali», la quale si presume sostenuta «salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e…

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