Pro rata IVA: la (dubbia) compatibilità dell’ordinamento italiano con la normativa comunitaria

di Valeria Nicoletti

Pubblicato il 1 luglio 2016

analizziamo la posizione dell'avvocato generale della Comunità Europea sulla normativa italiana del pro rata IVA: dalle conclusioni emerge che potrebbe non essere in linea con le direttive comunitarie, con tutte le conseguenze del caso...

Nella causa C-378/15 la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Commissione tributaria regionale di Roma, verte sull’interpretazione dell’articolo 17, paragrafo 5, comma 3, lettera ), della sesta direttiva 77/388/CEE1 che autorizza gli Stati membri a derogare alla regola generale del calcolo del pro rata di detrazione prevista al secondo comma del medesimo paragrafo e all’articolo 19 della direttiva.

Si chiede se tale deroga riguardi unicamente, come avviene per le altre deroghe previste all’articolo 17, paragrafo 5, terzo comma, della sesta direttiva, i “beni e servizi utilizzati promiscuamente” - i beni e i servizi che sono utilizzati per effettuare sia operazioni che danno diritto a detrazione sia operazioni che non conferiscono tale diritto - oppure se la sfera di applicazione sia più estesa, interessando la totalità dei beni e servizi acquistati da un “soggetto passivo misto”, un soggetto passivo che effettua nel contempo operazioni che danno diritto a detrazione e operazioni che non conferiscono tale diritto.

Il governo italiano infatti ha dichiarato nell’adozione della normativa controversa, il combinato disposto degli art. 19, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 e 19‑bis del medesimo decreto, è stata esercitata proprio la facoltà di cui all’