Pro rata IVA: la (dubbia) compatibilità dell'ordinamento italiano con la normativa comunitaria

Nella causa C-378/15 la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Commissione tributaria regionale di Roma, verte sull’interpretazione dell’articolo 17, paragrafo 5, comma 3, lettera ), della sesta direttiva 77/388/CEE1 che autorizza gli Stati membri a derogare alla regola generale del calcolo del pro rata di detrazione prevista al secondo comma del medesimo paragrafo e all’articolo 19 della direttiva.

Si chiede se tale deroga riguardi unicamente, come avviene per le altre deroghe previste all’articolo 17, paragrafo 5, terzo comma, della sesta direttiva, i “beni e servizi utilizzati promiscuamente” – i beni e i servizi che sono utilizzati per effettuare sia operazioni che danno diritto a detrazione sia operazioni che non conferiscono tale diritto – oppure se la sfera di applicazione sia più estesa, interessando la totalità dei beni e servizi acquistati da un “soggetto passivo misto”, un soggetto passivo che effettua nel contempo operazioni che danno diritto a detrazione e operazioni che non conferiscono tale diritto.

Il governo italiano infatti ha dichiarato nell’adozione della normativa controversa, il combinato disposto degli art. 19, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 e 19‑bis del medesimo decreto, è stata esercitata proprio la facoltà di cui all’articolo 17, paragrafo 5, terzo comma, lettera d), della sesta direttiva IVA.

E’ sulla portata dell’espressione “relativamente a tutti i beni e servizi utilizzati per tutte le operazioni ivi contemplate”, di cui all’articolo 17, paragrafo 5, terzo comma, lettera d), della sesta direttiva IVA che si contrappongono le due diverse interpretazioni

Per il governo italiano si deve ritenere che tale espressione “comprenda tutti i beni e servizi che sono utilizzati sia per operazioni che danno diritto a detrazione sia per operazioni che non conferiscono tale diritto”: una siffatta interpretazione conduce a ricomprendere nella sfera di applicazione della deroga di cui alla lettera d la totalità dei beni e servizi acquistati da un soggetto passivo misto durante un anno d’imposta.

La Mercedes Benz, controparte dell’Agenzia delle Entrate di Roma 3 nel giudizio di merito, sostiene, al contrario, che tale espressione debba essere interpretata nel senso che “essa riguarda unicamente i beni e servizi utilizzati promiscuamente, acquistati dal soggetto passivo durante un anno d’imposta”.

Riconoscendo, in primis, che la formulazione dell’articolo 17, paragrafo 5, terzo comma, lettera d), della sesta direttiva non eccelle per chiarezza, l’avvocato generale HENRIK SAUGMANDSGAARDØE nelle proprie conclusioni rassegnate il 29 giugno concorda con l’interpretazione propugnata dalla Mercedes Benz ritenendo quella proposta dal governo italiano contraria alla giurisprudenza della Corte Europea, ma soprattutto incompatibile con lo scopo perseguito dalle deroghe di cui all’articolo 17, paragrafo 5, terzo comma, della sesta direttiva.

In particolare, ricorda che tutte le ipotesi, previste dalla direttiva, in cui è ammesso il calcolo “pro rata” hanno non solo e non tanto uno scopo di semplificazione dei calcoli, quanto piuttosto lo scopo di consentire di determinare la detrazione nel modo più preciso possibile2.

Orbene, per quanto riguarda i beni e i servizi utilizzati esclusivamente per effettuare sia operazioni imponibili, sia operazioni esenti, l’importo detraibile può essere facilmente determinato con precisione senza dover ricorre a strumenti di semplificazione. Dunque, per quanto riguarda tali beni e servizi, il pro rata di detrazione sarebbe, in ogni caso, pari rispettivamente al 100% e allo 0%. Per tale motivo, l’obiettivo di semplificazione non si applica a tali beni e servizi e non giustifica pertanto alcuna approssimazione dell’importo detraibile.

L’applicazione a tali beni e servizi di un metodo di calcolo per approssimazione sarebbe per l’avvocato generale “contraria al…

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