Gestione antieconomica: l’Agenzia delle Entrate non può contestare le scelte imprenditoriali!

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 23 luglio 2016

spesso il fisco sostiene l'antieconomicità di un'attività ma necessita un riscontro effettivo, operato sulla base di gravi e precise incongruenze, verificate in sede di accertamento ed eventualmente non chiarite dal contribuente, quali ad esempio... vediamo in quali casi l'Agenzia può contestare le scelte imprenditoriali

diario-quotidiano-articoli-11La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4345 del 04.03.2016, è tornata sul tema dell’antieconomicità della gestione aziendale come sintomo di evasione.

Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate notificava ad una società un avviso di accertamento con cui procedeva a recuperare a tassazione sul reddito di impresa dichiarato dalla parte il costo non documentato rappresentato da una nota di credito di curo 135.911,29 emessa in favore di un proprio affiliato a totale sconto di pregresse forniture di merci.

Impugnata dall'ufficio avanti alla Commissione Tributaria Regionale, la sentenza di primo grado era confermata dal giudice d'appello, il quale riteneva che, contrariamente a quanto assunto dall'Amministrazione appellante, l'operazione compiuta nella specie dalla contribuente, apparentemente priva di ragionevolezza economica, in quanto intesa a sostenere un operatore in difficoltà, non lo era tuttavia "da un punto di vista imprenditoriale".

Secondo i giudici di secondo grado, infatti, premesso che le strategie aziendali attengono esclusivamente alla sfera dell'amministrazione dell'impresa, l'operazione andava invero ritenuta inerente "per il solo fatto che il costo si pone come una scelta di convenienza per l'imprenditore, il cui fine è pur sempre quello di pervenire al maggior risultato economico".

Nella specie l'imprenditore ne aveva evidentemente riconosciuto la convenienza, sicché la contestata emissione della nota di credito rappresentava un costo pienamente deducibile.

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