Assoggettabilità ad IRPEF delle indennità da lavoro subordinato

Premessa.

Negli ultimi anni, a causa dei costi sempre più elevati del contenzioso del lavoro, unitamente all’allungamento dei tempi dei procedimenti e all’alea del giudizio, sempre più controversie tra datori di lavoro e dipendenti si concludono con accordi stragiudiziali tra le parti.
Molto spesso infatti, con l’intento di porre fine alla lite, i datori di lavoro erogano, al dipendente, somme di denaro che generano a costui ricchezza.
Ciò comporta, ovviamente, delle conseguenze in materia fiscale e contributiva in merito alla natura e alla tassabilità di tali transazioni.

Il caso.

Alcuni lavoratori, dipendenti di un ente pubblico, propongono ricorso dinanzi al Tribunale del Lavoro al fine di ottenere, in alcuni casi, il riconoscimento di qualifica superiore, ed in altri, il pagamento di indennità contrattualmente previste e non erogate.
Al solo fine di evitare l’alea del giudizio e dirimere la controversia, i lavoratori/ricorrenti e l’ente addivengono a degli accordi, a seguito dei quali, quest’ultimo riconosceva ai dipendenti le indennità chieste, di contro questi rinunciavano espressamente a qualsiasi pretesa e richiesta come avanzata nei ricorsi.
Alla luce di tali fatti, si pone, dunque, il problema di comprendere se le somme, corrisposte a seguito di accordi di transazione, siano o meno assoggettabili a tassazione.

La normativa di riferimento.

Preliminarmente, occorre fare riferimento all’art. 6 del TUIR, rubricato “Classificazione dei redditi”, il quale dispone che “I proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti e le indennità conseguite, anche in forma associativa, a titolo di risarcimento danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti”.
Tale disposizione mette in luce quello che sarà l’effettivo discriminante ai fini dell’imponibilità fiscale delle indennità da lavoro subordinato, e cioè la distinzione tra somme percepite a seguito di mancati guadagni (lucro cessante), da quelle atte a reintegrare il patrimonio deturpato a seguito di perdite subite (danno emergente).
In applicazione della norma succitata, pertanto, devono essere ricondotte a tassazione le indennità corrisposte a titolo risarcitorio, semprechè le stesse abbiano una funzione sostitutiva o integrativa del reddito del percipiente; sono, in sostanza, imponibili le somme corrisposte al fine di sostituire mancati guadagni (lucro cessante) sia presenti che futuri del soggetto che le percepisce. Diversamente, non assumono rilevanza reddituale le indennità risarcitorie erogate al fine di reintegrare il patrimonio del soggetto, ovvero al fine di risarcire la perdita economica subita dal patrimonio (danno emergente), in quanto non rappresentative di un flusso di reddito nuovo.
La distinzione tra la tassabilità o meno di tali indennizzi risarcitori si basa, infatti, sull’effettiva consistenza del pregiudizio economico che il risarcimento tende a riparare.
In considerazione di tali principi, ai fini dell’assoggettabilità a tassazione di somme percepite a seguito di accordi transattivi, è d’uopo, dunque, comprendere la natura di tali somme.
Altro importante riferimento normativo ai fini della comprensione della tematica in trattazione è l’art. 51 TUIR.
Tale norma, rubricata “Determinazione del reddito di lavoro dipendente”, dispone: “Il reddito da lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.
L’art. 51 appena riportato sembra riconduca, senza distinzione, a tassazione qualsiasi somma risarcitoria.
Ecco che, per non ingenerare equivoci, si rende opportuno leggere l’art. 51 alla luce del succitato art. 6 TUIR.
I criteri contenuti nell’art. 6 consentono, infatti…

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