Accertamenti bancari: presunzioni sulle movimentazioni e sentenza in via equitativa

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 9 maggio 2016

date le presunzioni sulle movimentazioni bancarie, il giudice non può risolvere l'accertamento in via equitativa: l'unica possibilità di difesa per il contribuente è di offrire la prova liberatoria: cioè che dei movimenti sui conti bancari egli ha tenuto conto nelle dichiarazioni, o che gli accrediti e gli addebiti registrati sui conti non si riferiscono ad operazioni imponibili
banca2-immagineLa Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26111 del 30.12.2015, ha ribadito il forte valore presuntivo degli accertamenti bancari. Nel caso di specie, in seguito al sequestro di capi di abbigliamento con marchi contraffatti, l'Ufficio di Brescia della Agenzia delle Entrate, rilevato che il contribuente non aveva istituito e tenuto i libri contabili obbligatori, determinava ai fini IVA, IRPEF ed IRAP, con metodo induttivo, il reddito d'impresa, imputando a maggiori ricavi anche gli importi dei versamenti e dei prelievi, non giustificati, rilevati su conti bancari intestati al contribuente, o sui quali questi era comunque delegato ad operare, dedotti i costi "inerenti" l'esercizio dell'attività commerciale, quantificati forfetariamente in misura pari al 50% dei ricavi. La decisione di primo grado, favorevole al contribuente, era riformata in grado di appello dalla Commissione tributaria Regionale della Lombardia, che, accogliendo l'appello principale dell'Ufficio e rigettando l'appello incidentale del contribuente, riteneva fondata la pretesa, ma riduceva l'imponibile in via equitativa del 50%, in quanto, a suo avviso, non tutte le movimentazioni bancarie in entrata potevano essere ricondotte all'esercizio dell’attività commerciale, ed in quanto l'attività illecitamente svolta non si poteva comunque tutta tradurre in u