I chiarimenti sulle imprese agricole e l’attività commerciale

I produttori agricoli possono vendere anche prodotti non proveniente dai propri fondi, purché in misura non prevalente; il Ministero dello Sviluppo Economico, con la risoluzione n. 81039/ 2016, ha fornito alcuni interessanti chiarimenti in merito ai limiti per un’impresa agricola da rispettare, per non passare a impresa commerciale.
L’imprenditore agricolo
L’art. 2135 c.c. definisce la nozione di imprenditore agricolo individuandolo nel soggetto che esercita una delle seguenti attività:

coltivazione del fondo;
silvicoltura;
allevamento di animali;
le attività connesse alle precedenti.

Va ricordato che l’articolo 2135 del codice civile è stato modificato dall’articolo 1, del D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 228.
Per attività di coltivazione del fondo, silvicoltura e allevamento di animali si intendono quelle dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
La normativa civilista considera , quindi, agricola la coltivazione del fondo, la silvicoltura, l’allevamento di animale quando sussista un necessario collegamento con il fondo, il bosco o le acque, e tali attività siano rappresentate dalla cura e sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso; pertanto è evidente che l’individuazione del principio della cura e dello sviluppo di un ciclo biologico, animale o vegetale , scardina la concezione tradizionalistica dell’essere imprenditore agricolo ancorata alla vecchio concetto che qualunque attività agricola, per essere tale, doveva comunque essere collegata allo sfruttamento del fondo.

IAP: imprenditore agricolo professionale
Nell’imprenditoria agricola in generale, è introdotta la nuova figura dell’imprenditore agricolo professionale (IAP), individuata per definizione ed il cui rilievo è espressamente limitato al campo di applicazione della normativa statale. La presenza di un netto criterio definitorio e la limitazione all’applicazione della normativa statale lasciano all’interprete il compito di risolvere il problema del rapporto tra le figure generali e quella della legge speciale, ferma restando la competenza delle regioni, in forza della riforma del Titolo V della Costituzione. Quanto alla società agricola, disciplinata al di fuori del codice civile, essa, per la materia in esame, presenta problemi concernenti i requisiti previsti per conseguire e mantenere agevolazioni di vario tipo.
Secondo l’art. 1, del D.Lgs. n. 99/2004, è imprenditore agricolo professionale chi, “in possesso di conoscenze e competenze professionali ai sensi dell’articolo 5 del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, dedichi alle attività agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il cinquanta per cento del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività medesime almeno il cinquanta per cento del proprio reddito globale da lavoro…”, ridotti al venticinque per cento per “l’imprenditore che operi nelle zone svantaggiate di cui all’articolo 17 del citato regolamento (CE) n. 1257/1999…”.
La figura dell’IAP rileva solo per l’applicazione della normativa statale, ma la verifica dei requisiti per il riconoscimento della qualifica è demandata – ad ogni effetto – alle regioni.
I redditi dell’impresa agricola
I soggetti che operano nel comparto agricolo, sotto il profilo delle imposte sul reddito possono essere soggetti alla disciplina propria del reddito fondiario ovvero la disciplina del reddito d’impresa:

nel primo caso il reddito verrà determinato su base catastale;

nel secondo in base alle risultanze delle scritture contabili.

Sono assoggettati a disciplina del reddito fondiario, (di cui agli articoli 25 e seguenti del DPR 917/86), gli imprenditori agricoli persone fisiche…

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