La SRL che partecipa ad una società di fatto fallisce insieme alla partecipata

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 21 gennaio 2016, n. 1.095 ha fissato il seguente principio di diritto: “È ammissibile il fallimento in estensione di una società a responsabilità limitata per la partecipazione di una società di persone, anche di fatto, trattandosi di attività che non esige il rispetto dell’art. 2361, comma 2, c.c., dettato per la società per azioni, e costituisce un atto gestorio dell’organo amministrativo, che non richiede – almeno ove l’assunzione della partecipazione non comporti un significativo mutamento dell’oggetto sociale – la previa decisione autorizzativa dei soci ex art. 2479, comma 2, c.c..”.

In fatto

Il 23 marzo 2012 il Tribunale di Foggia ha dichiarato il fallimento della DIE srl; contestualmente i giudici di prime cure hanno dichiarato il fallimento di un società di fatto costituita dalla DIE srl, DT srl e DP srl nonché di dette società, quali socie illimitatamente responsabili.

I falliti hanno proposto reclamo dinanzi alla Corte di appello di Bari.

I Giudici de quibus hanno confermato la pronuncia del Tribunale di Foggia, precisando che dal combinato disposto degli artt. 2361 c.c. e 111 duodecies att. c.c. emerge che:

  1. L’art. 2361 c.c. è applicabile alle sole s.p.a., così che nelle s.r.l. l’acquisizione di partecipazioni rientra tra gli atti di competenza dell’organo di gestione;

  2. In ogni caso il mancato assolvimento degli adempimenti formali previsti dal secondo comma dell’art. 2361 c.c. non inficia sulla valida ed efficace partecipazione della s.p.a. ad un’altra impresa;

  3. Ai sensi dell’art. 147, primo comma, L.F. i giudici di primo grado hanno prima accertato l’esistenza di una società di fatto e dopo averne dichiarato il fallimento, hanno esteso lo stesso ai suoi soci, ossia alle s.r.l. che ne partecipavano.

Ma la Daloiso Trade s.r.l. e Daloiso Produce s.r.l. propongono ricorso alla Cassazione affidandolo ad un unico motivo, ovvero violazione e falsa applicazione degli artt. 2361, 2384, 2479 c.c. e 147 L.F. in quanto la partecipazione di una s.r.l. in un’altra società è valida solo se deliberata dall’assemblea dei soci e non è certamente fallibile tale società se partecipa ad una società di capitali in quanto l’estensione del fallimento è ammessa solo se il primo ad essere dichiarato fallito è l’imprenditore individuale.

In diritto

È possibile ripercorrere i passaggi logico giuridici individuati dalla Suprema Corte.

  1. Non vi è alcuna norma che vieti la partecipazione di società di capitali in società che prevedano la responsabilità illimitata dei soci.

  2. Il secondo comma dell’art. 2361 c.c. concede alle s.p.a. la possibilità di partecipare ad altre imprese, richiedendo due adempimenti formali:

  • la previa deliberazione dell’assemblea dei soci,

  • la specifica informazione nella nota integrativa al bilancio.

Ci si è domandato cosa accade se la s.p.a. acquisti partecipazioni in violazione a tale previsione. La Cassazione ritiene che sia sotto l’aspetto formale che da un punto di vista sostanziale il mancato assolvimento di uno o di tutte e due gli adempimenti formali prescritti non inficia sulla valida ed efficace assunzione della partecipazione della società in altre imprese. Infatti, secondo i Supremi Giudici, la disapplicazione di tale previsione normativa non può comportare la nullità, ex art. 1418, primo comma, c.c., dell’operazione posta in essere dagli amministratori. L’articolo appena richiamo postula violazioni attinenti ad elementi intriseci della fattispecie negoziale, relativi alla struttura od al contenuto del contratto, mentre l’art. 2361 c.c. ha una portata differente dato che la partecipazione è di principio ammessa. Tale interpretazione sarebbe in linea con il complesso sistema di gestione e controllo della s.p.a.. In particolare, l’art. 2384 c.c. attribuisce agli amministratori un generale potere di rappresentanza, che può…

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