Diniego di rimborso IVA e termine per accertare

Principio

Il diniego di imborso dell’Iva, scaturente dalla dichiarazione annuale, può riguardare annualità non più accertabili ex articolo 57 del Dpr 633/72. Questo poiché il contribuente potrebbe attendere lo spirare del termine decadenziale di cui all’articolo 57 del DPR 600/73 per l’esercizio dell’attività accertatrice da parte dell’Agenzia delle Entrate, domandando il rimborso solo dopo, con la conseguenza che, in tal caso, il Fisco non avrebbe più possibilità di opporre alcunché, essendo i termini di decadenza per l’esercizio della sua azione già trascorsi. Non sussistono, quindi, le condizioni per ritenere che sulla domanda di rimborso del credito d’imposta si sia formato il silenzio-rifiuto e, tanto meno, per affermare che, nel caso il credito d’imposta sia stato chiesto a rimborso con la dichiarazione annuale, l’Amministrazione finanziaria, onde evitarne la cristallizzazione dell’an e del quantum, debba provvedere al riguardo negli stessi termini di decadenza stabiliti per procedere all’accertamento in rettifica. Pertanto, senza la dimostrazione, da parte del contribuente, dei presupposti fondanti la pretesa fatta valere, il reclamato credito d’imposta giammai si è potuto cristallizzare, non essendo mai venuto ad esistenza. Tale assunto è stato stabilito, a sezioni unite, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5069 del 16 marzo 2016.

Vicenda

Una Fondazione ha presentato al Centro di Servizio delle Imposte di Bologna, la dichiarazione dei redditi, ai fini IRPEG, relativa al periodo d’imposta 01.10.1996 – 30.09.1997, nella quale veniva evidenziato, ex art. 94 c. 1 dpr n.917/1986, un credito d’imposta, pari ad Euro 1.517,246,56, di cui veniva chiesto il rimborso. Successivamente, con istanza in data 21 settembre 2004, la Fondazione invitava l’Amministrazione Finanziaria ad effettuare il rimborso del credito esposto nella citata dichiarazione.

Formatosi su tale domanda il silenzio-rifiuto, la contribuente lo impugnava in sede giurisdizionale. L’adita CTP di Ravenna accoglieva il ricorso, riconoscendo il diritto al chiesto rimborso ed il successivo appello dell’Agenzia Entrate veniva respinto dalla Commissione Tributaria Regionale, la quale, con la decisione in epigrafe indicata, confermava la decisione di primo grado. Con ordinanza interlocutoria n. 23529/2014, resa all’udienza del 28 maggio 2014 e depositata il 05.11.2014, la predetta Sezione Tributaria della Corte, ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione della causa alle Sezioni Unite Civili, per la risoluzione del consapevole contrasto registrato nell’ambito della Sezione1, in ordine alla questione relativa alla perentorietà o meno del termine entro il quale l’Amministrazione Finanziaria deve provvedere alla liquidazione ed agli effetti connessi all’inutile decorso di detto termine, con riferimento ai crediti di imposta, esposti in dichiarazione.

Pronuncia

Gli Ermellini , con la pronuncia citata , hanno puntualizzato che decorso il termine per l’accertamento, alla Amministrazione viene consentito di contestare il contenuto di un atto del contribuente solo nella misura in cui tale contestazione consente alla Amministrazione di evitare un esborso e non invece sotto il profilo in cui la medesima contestazione comporterebbe la affermazione di un credito della Amministrazione. Ciò trova conforto nel principio secondo cui “quae temporalia ad agendum perpetua ad excipiendum” (art. 1442 c.c.). Peraltro, il contribuente ben può impugnare il silenzio della Amministrazione che non dia seguito alla istanza di rimborso, ottenendo sul punto una pronuncia giudiziale. L’Amministrazione non è tenuta a provvedere sulla richiesta di rimborso, nei medesimi termini di decadenza stabiliti per procedere all’accertamento in rettifica, con la conseguenza che, ove ometta tale adempimento nel termine di legge (articolo 57 dpr 633/72), “il diritto al rimborso esposto nella dichiarazione…

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