Società a ristretta base proprietaria e soci estranei alla gestione: esclusa la presunzione!

di Roberto Pasquini

Pubblicato il 17 febbraio 2016

nuovo orientamento giurisprudenziale negli accertamenti sulle società a ristretta base proprietaria: la Corte di Cassazione ha escluso la presunzione di distribuzione tra i soci di utili non dichiarati, per i soci estranei alla gestione della società

CTverti2_2Con l’ordinanza n. 1932 del 2 febbraio 2016, la Corte di Cassazione ha escluso, in una società a ristretta base societaria, la presunzione di distribuzione tra i soci di utili non dichiarati, per i soggetti estranei alla gestione societaria.

Il principio della Corte

La regula juris di cui la difesa erariale lamenta la violazione si risolve nell’affermazione che, nel caso di società di capitali a ristretta base sociale, è legittima, ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi, la presunzione di distribuzione ai soci degli eventuali utili extracontabili accertati (sentt. nn. 6197/07, 18640/08, 9519/09, 29605/11).

etto principio, ancorché spesso enunciato nell'ambito di controversie in cui i (pochi) soci della società di capitale erano (anche) legati tra loro da rapporti di parentela o di coniugio, non postula necessariamente l'esistenza di tali rapporti, in quanto deriva dalla regola di comune esperienza secondo cui dalla ristrettezza della base sociale discende - secondo l'id quod plerumque accidit e salva la possibilità del contribuente di offrire la prova contraria - un elevato grado di compartecipazione dei soci alla gestione della società e di reciproco controllo tra i soci medesimi; il che legittima, anche quando i soci non siano legati da rapporti familiari, la presunzione che gli stessi siano edotti degli affari sociali e quindi siano consapevoli dell'esistenza di utili extrabilancio e se li distribuiscano in proporzione delle rispettive quote di partecipazione al capitale (in termini, ordinanze nn. 19680/12 e 24572/14)”.

Nel caso di specie è stato è stato ac