Responsabilità tributaria del cessionario di azienda (con debiti tributari) nei casi di cessione effettuata dal cedente in frode al Fisco

Dato normativo
La cessione di un’azienda che ha contratto debiti tributari o ha commesso violazioni fiscali denota due esigenze contrapposte: la tutela erariale (perché se la cessione annullasse i precedenti debiti gli obblighi fiscali sarebbero facilmente eludibili) e la tutela dell’acquirente (il quale potrebbe essere inconsapevole delle violazioni commesse dal venditore in passato e quindi si ritroverebbe a rispondere di inadempimenti sconosciuti e imprevisti).
Il cessionario dell’azienda è responsabile in solido con il cedente per il pagamento delle imposte e delle sanzioni, in relazione alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuto il trasferimento e nei 2 anni precedenti. Tuttavia il legislatore ha previsto limitazioni1 a tale responsabilità, ed in alcuni casi l’esonero totale dalla medesima. In tema di responsabilità solidale, l’art. 14 del D.Lgs. n. 472 del 19972 disciplina la materia della responsabilità dipendente da cessione di azienda o di un ramo di azienda, prevedendo la predetta responsabilità del cessionario per il pagamento dell’imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore. In particolare il comma 1 stabilisce che il cessionario è responsabile, in solido, fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente ed entro i limiti del valore dell’azienda o del ramo d’azienda con il cedente, per il pagamento delle imposte e delle sanzioni riferibili a:
• violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuto il trasferimento e nei due anni precedenti, ancorché non contestate o irrogate alla data della cessione;
• violazioni già contestate (e alle sanzioni già irrogate), nel medesimo periodo3, anche se commesse in epoca anteriore4.
Natura giuridica
Non si tratta, di una responsabilità solidale paritetica, bensì una solidarietà dipendente5 (cd. responsabilità di imposta), che si realizza quando la legge prevede la responsabilità solidale di un soggetto che, pur non avendo realizzato il fatto indice di capacità contributiva, risulta collegato al fatto imponibile, ovvero al contribuente, sulla base di un rapporto (nella specie la cessione di azienda).
Aspetti processuali
In base ad una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 14, comma 3, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 è ammissibile l’intervento, adesivo dipendente nel giudizio tributario, spiegato direttamente nel giudizio di appello, dell’acquirente del ramo d’azienda responsabile solidale, fatto salvo il beneficio di escussione del cedente, ex art. 14 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, per il pagamento dell’imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti Nel processo tributario, l’intervento adesivo dipendente è ammesso in tutte le ipotesi in cui l’atto impositivo può pregiudicare i diritti di un terzo, producendo, direttamente, effetti giuridici nei suoi confronti. Tale circostanza è particolarmente sentita nei confronti dei coobbligati solidali dipendenti, ove il vincolo solidale legittima l’Ufficio a notificare all’obbligato dipendente (ad esempio, al cessionario d’azienda ex art. 14 del D.Lgs. 472/97, obbligato dipendente) una cartella di pagamento sulla base dell’accertamento emesso nei confronti del cedente (obbligato principale). Quindi, l’art. 14 del D.Lgs. 546/92, che circoscrive l’intervento alle parti destinatarie dell’atto impugnato o parti del rapporto controverso, non va interpretato letteralmente, ammettendo l’intervento anche ove nessun provvedimento impositivo sia stato notificato al terzo interveniente. Inoltre, l’intervento del terzo, nelle forme contemplate dall’art. 14 del D.Lgs. 546/92, può avvenire anche in appello (Cass. civ. Sez. V, 12-01-2012, n. 255).
Novella normativa

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