La nuova mediazione fiscale

Il D.Lgs. n. 156 del 24 settembre 2015 ha riscritto l’istituto del reclamo e mediazione, oggetto di esame da parte dell’Amministrazione finanziaria con la circolare n. 38/E del 29 dicembre 2015.
Il nuovo art. 17-bis è entrato in vigore l’1 gennaio 2016, e trova applicazione anche ai processi in corso, per effetto di quanto previsto dall’art. 12, comma 1, del D.Lgs. n. 156/2015, secondo cui le nuove disposizioni sul processo tributario si applicano, in via generale, a decorrere dall’1 gennaio 2016, ossia ai giudizi pendenti a tale data1.
All’indomani della pubblicazione di ulteriori chiarimenti forniti nel corso del VideoForum di Italia Oggi del 21 gennaio 2016, analizziamo le novità introdotte e gli aspetti di maggiore interesse.
Le novità
La mediazione è il procedimento di deflazione del contenzioso che si svolge dinanzi ad un organo diverso e autonomo da quello che ha emesso l’atto che, a seguito delle novità introdotte, si caratterizza per la presenza di un unico criterio delimitativo: il valore della controversia.
Il D.Lgs.n.156/2015 ha introdotto (come rilevato dalla circolare n. 38/E del 29 dicembre 2015) una serie di importanti novità:

estensione dell’ambito di applicazione dell’istituto a tutti gli enti impositori, agli agenti della riscossione e ai soggetti iscritti nell’albo di cui all’art. 53 del D.Lgs. n. 446 del 1997, nonché alle controversie in materia catastale;

semplificazione delle modalità di instaurazione del procedimento;

quantificazione del beneficio della riduzione delle sanzioni in senso più favorevole al contribuente;

regole per il pagamento delle somme dovute a seguito di mediazione;

estensione alle cause reclamabili dell’istituto della conciliazione giudiziale;

previsioni in materia di spese di giudizio, trasfuse, per esigenze di sistematicità, nel comma 2-septies dell’articolo 15, del D.lgs. n. 546/92.

L’ambito di applicazione dell’istituto
Se in forza del previgente dettato normativo, il contribuente doveva esperire la fase amministrativa ogni qual volta intendeva impugnare uno degli atti individuati dall’art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992, di valore non superiore a ventimila euro, determinato secondo le disposizioni di cui al comma 5 (oggi, comma 2), dell’articolo 12, del D.Lgs. n. 546/92, emessi dall’Agenzia delle Entrate, il nuovo dettato normativo non prevede più la limitazione agli atti emessi dell’Agenzia delle entrate, così che l’istituto, pur restando circoscritto alle sole liti fino a ventimila euro di valore, è ora esteso a tutte le controversie tributarie, anche qualora parte in giudizio sia un ente impositore diverso dall’Agenzia delle entrate (ad esempio, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli o un ente locale – sul punto cfr. la circolare n.21/D del 23 dicembre 2015) ovvero l’agente o il concessionario privato della riscossione.
Per la natura degli atti degli agenti e dei concessionari privati della riscossione, la circolare n.38/2015 ritiene che il reclamo possa trovare applicazione per le impugnazioni concernenti, in particolare:

cartelle di pagamento per vizi propri;

fermi di beni mobili registrati di cui all’art.86 del DPR n. 602 del 1973;

iscrizioni di ipoteche sugli immobili ai sensi dell’art. 77 del DPR n. 602 del 1973.

Come rilevato nel corso del VideoForum di ItaliaOggi del 21 gennaio 2016, se l’impugnazione investe la comunicazione di iscrizione di fermo di beni mobili o di ipoteca su immobili, il valore della controversia va determinato in base all’importo dei crediti per tributi, al netto di interessi, sanzioni (salvo che le stesse, non costituiscano un accessorio al tributo bensì pretesa autonoma) e altri oneri accessori
L’art. 7-bis, c. 6, contempla espressamente l’ipotesi che oggetto di mediazione sia il rifiuto tacito alla restituzione di tributi, sanzioni, interessi o altri accessori, ipotesi, peraltro, già indicata dall’…

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