Accatastamento delle antenne, dei tralicci per telecomunicazioni ed effetti sulla fiscalità locale

Nell’ambito delle attività di recupero di gettito poste in essere dagli Enti locali, sono in questo periodo in fase di notifica, anche per il tramite di messaggio di posta certificata, una serie di comunicazioni recanti l’invito a presentare presso l’Agenzia del Territorio domanda di accatastamento delle apparecchiature idonee alla trasmissione dei segnali e dei suoni radiotelevisivi.
In vero, l’azione degli Uffici locali rischia di incorrere in due aspetti che possono “ingarbugliare” la questione, la prima riguarda l’individuazione del soggetto qualificabile come “ditta catastale”, cioè la parte effettivamente obbligata alla richiesta di accatastamento, avendo riguardo alla prassi negoziale di molti utilizzatori di pattuire rapporti di “ospitalità” di proprie apparecchiature su postazioni di terzi, e la seconda attiene la qualificazione urbanistica attribuita alle reti di diffusione e distribuzione dedicate alle telecomunicazioni, reti che recenti prassi e legislazione hanno classificato come opere di urbanizzazione primaria.
A tale proposito, è utile tenere presente quanto appresso.
1. In materia di ordinamento catastale, stante quanto previsto dall’art.17 del Regio Decreto legge 13 aprile 1939, n. 652, nonché dall’art.3 del DPR 1° dicembre 1949, n. 1142, le “ditte catastali” che devono dar luogo alla denunzia degli immobili con attribuzione della rendita sono i soggetti titolari di “diritti reali di godimento” degli immobili stessi.
In sostanza, il censimento catastale, per esplicita previsione legislativa, ricade sul proprietario dell’immobile, (titolare di diritti reali) giacché se il legislatore avesse voluto incidere del tributo l’utilizzatore economico del bene, avrebbe dovuto precisare tale eccezione al richiamato principio generale.
Ora, nel caso in cui il destinatario degli “inviti ad accatastare” non sia il titolare di diritti reali relativi alla postazione radiotelevisiva ma solo soggetto “ospitato”, con proprie apparecchiature tecniche atte alla trasmissione del segnale, in spazi appositi per l’alloggiamento presso postazioni di terzi, è corretto ritenere che il soggetto stesso non sia quello gravato dall’adempimento catastale, giacché esso come detto è meramente utilizzatore e non risulta titolare di alcun diritto reale relativo alla postazione oggetto di richiesta di accatastamento.
A tale proposito, le Società destinatarie degli inviti producono agli Uffici mittenti copia dei contratti di ospitalità” sottoscritti con i proprietari delle reti di trasmissione di telecomunicazione.
In pratica, il rapporto di “ospitalità” è un contratto di “permettere” in base al quale lo ”ospitante” consente, verso corrispettivo, allo ”ospitato” di “alloggiare” proprie apparecchiature in appositi spazi dell’impianto, vuoi esso di proprietà dello ”ospitante”, vuoi da quest’ultimo a sua volta acquisito in locazione.
Da questo punto di vista, pertanto, la richiesta di accatastamento destinata ai soggetti “ospitati” rischia di non consentire agli Enti locali il conseguimento degli obiettivi prefissati, posto che difetterebbe la soggettività passiva del destinatario della richiesta medesima .
2. In secondo luogo, va considerato che per effetto dell’art. 6, c. 3-bis, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 è stato integrato l’elenco delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria elencate nell’art.4 della legge 29 settembre 1964, n. 847 (con l’aggiunta della lettera g-bis1), includendovi le «infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 2592, e successive modificazioni, e opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga effettuate anche all’interno degli …

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