Il rilancio della conciliazione giudiziale

Con l’art. 9 del D.Lgs. 156 del 24 settembre 2015, in G.U. n. 233 del 7 ottobre 2015 (suppl.ord. n. 55), in vigore dall’1 gennaio 2016, il legislatore delegato, dando attuazione ai principi della legge delega n. 23 del 2014, è intervenuto sulla conciliazione giudiziale, disciplinandola in maniera più organica, attraverso tre specifici articoli (48, 48-bis e 48-ter – fuori udienza, in udienza, e modalità di definizione e pagamento delle somme dovute), estendendola anche al secondo grado (con una riduzione delle sanzioni del 50%).
All’indomani della pubblicazione della circolare n. 38/E del 29 dicembre 2015, evidenziamo i passaggi salienti del documento di prassi pubblicato, che possono costituire sin dai primi giorni dell’anno una vera e propria guida per i Lettori alle prese con le novità dell’istituto.
Le novità
Nell’ambito delle modifiche introdotte, come osservato dalla circolare n. 38/2015, le novità più rilevanti riguardano:

l’estensione dell’ambito di applicazione dell’istituto al secondo grado di giudizio;

l’individuazione di un diverso momento di perfezionamento della conciliazione e di nuove regole per il pagamento delle somme dovute;

la determinazione del beneficio consistente nella riduzione delle sanzioni, riformulata secondo modalità più favorevoli al contribuente;

la possibilità di conciliare anche le controversie che ricadono nell’ambito di applicazione dell’istituto del reclamo/mediazione di cui all’art.17-bis del decreto n. 546/92, instaurate a seguito di rigetto dell’istanza di reclamo ovvero di mancata conclusione dell’accordo di mediazione.

I nuovi articoli 48, 48-bis e 48-ter si applicano (in base a quanto stabilito dall’art. 12, c. 1, del decreto di riforma) ai giudizi pendenti alla data dell’1 gennaio 2016 (se alla data dell’1 gennaio 2016 la conciliazione risulta già perfezionata attraverso il pagamento delle somme dovute in unica soluzione o della prima rata, gli effetti restano disciplinati dalle norme vigenti al momento del perfezionamento).
La conciliazione fuori udienza
Questa tipologia di conciliazione si realizza con il deposito in giudizio (di primo o di secondo grado) di una “istanza congiunta”, cioè di una proposta di conciliazione alla quale l’altra parte abbia previamente aderito, con l’unica differenza che il soggetto deputato ad effettuare il deposito è ora individuato in ciascuna delle parti del giudizio e non più esclusivamente nell’Ufficio.
L’istanza deve contenere:

l’indicazione della commissione tributaria adita;

i dati identificativi della causa, anche con riferimento all’Ufficio dell’Agenzia e al contribuente parti in giudizio;

la manifestazione della volontà di conciliare, con indicazione degli elementi oggetto della proposta conciliativa ed i relativi termini economici;

la liquidazione delle somme dovute in base alla conciliazione (ovvero, per le conciliazioni intervenute nell’ambito di controversie aventi ad oggetto operazioni catastali, gli elementi che individuano esattamente i termini dell’accordo conciliativo, quali l’indicazione del classamento o della rendita catastale rideterminati);

la motivazione delle ragioni che sorreggono la conciliazione;

l’accettazione incondizionata del ricorrente di tutti gli elementi della proposta nonché delle somme liquidate;

la data, la sottoscrizione del titolare dell’Ufficio e la sottoscrizione del contribuente o, nei casi in cui vi sia obbligo di assistenza tecnica, anche del difensore. Si precisa che, in presenza di difensore, deve essere espressamente conferito nella procura il potere di conciliare e transigere la controversia.

La nuova disposizione non fissa un termine per il deposito dell’accordo di conciliazione, che invece la pregressa disciplina individuava nella data di trattazione in camera di consiglio o di discussione in pubblica udienza del giudizio di primo grado. …

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