Tardivo e omesso versamento della prima rata a seguito di adesione all'accertamento: errore scusabile e decreto sanzioni

Aspetti generali

L’accertamento con adesione è una forma di definizione consensuale della vertenza tributaria, che può precedere o anche seguire la notifica dell’accertamento, sostituendolo integralmente.

L’atto di adesione (col quale vengono ridefiniti i termini della ricostruzione contenuta nel pvc o nell’avviso di accertamento) quando definito non è impugnabile da parte del contribuente, né modificabile da parte dell’ufficio impositore (art. 2, c. 3, del D.Lgs. 19.6.1997, n. 218). L’ulteriore azione accertatrice non è però preclusa, secondo le modalità dell’accertamento integrativo ex art. 43 del D.P.R. 29.9.1973, n. 600(imposte sui redditi) e art. 57 del D.P.R. 26.10.1972, n. 633(IVA), in presenza di alcune seguenti condizioni indicate nell’art. 2, c. 4, del D.Lgs. n. 218/1997.

Con riferimento però agli atti definibili emessi dall’Agenzia delle Entrate a partire dal 1° febbraio 2011, per effetto della legge di stabilità 2011 (art. 1, cc. 18-20, L. 13.12.2010, n. 220) le sanzioni applicabili in caso di adesione sono state elevate da 1/4 a 1/3 del minimo edittale.

Il presente contributo, dopo una breve disamina dell’istituto dell’accertamento con adesione secondo lo stato attuale della normativa, prende in considerazione un tema che interessa la fase del perfezionamento dell’adesione, e in particolare il versamento delle somme concordate con l’ufficio, in relazione all’ipotesi di tardività nell’adempimento.

Qualche precisazione sull’accertamento con adesione

Il procedimento di adesione può attivarsi su iniziativa del contribuente in due casi:

  • presenza di accessi, ispezioni o verifiche eseguite ai sensi degli artt. 33 del D.P.R. n. 600/1973 e 52 del D.P.R. n.633/1972 (ipotesi disciplinata dall’art. 6, c. 1, del D.Lgs n. 218/1997);

  • notifica di accertamento non preceduta da invito a comparire (ipotesi indicata dall’art. 6, c. 2, del D.Lgs. n. 218/1997).

L’avvio del procedimento su iniziativa dell’ufficio è invece disciplinato dall’art. 5, c. 1, del D.Lgs. n. 218/1997, a norma del quale l’ufficio invia al contribuente un invito a comparire (con formale notifica o a mezzo di raccomandata a/r), recante l’indicazione:

  • dei periodi d’imposta suscettibili di accertamento;

  • del giorno e del luogo della comparizione per definire l’accertamento con adesione.

Anche se il contribuente è libero di aderire o meno all’iniziativa dell’ufficio, la mancata risposta all’invito gli impedisce di accedere alla definizione con adesione nell’eventuale fase successiva conseguente alla notifica dell’avviso di accertamento per gli stessi periodi d’imposta, dato che l’art. 6, c. 2, del decreto legislativo in commento, consente l’attivazione del procedimento nel solo caso in cui l’accertamento non sia stato preceduto dall’invito a comparire dell’ufficio.

Quella che viene esercitata nell’adesione è un’attività discrezionale tecnica (individuare e definire quelle fattispecie che, per lo stato della giurisprudenza o di oggettive difficoltà interpretative o per insufficienza di prove, si prestano a valutazioni divergenti) e non amministrativa (non è possibile decidere di sottoporre o meno a tassazione un determinato componente reddituale).

Gli indirizzi del 2001

Secondo quanto è stato puntualizzato nella circolare dell’Agenzia delle Entrate 28.6.2001, n. 65/E (paragrafo 4.3), il verificarsi di casi di omesso, tardivo o carente versamento degli importi dovuti causa in via generale il mancato perfezionamento dell’adesione da parte del contribuente, con la conseguente inefficacia dell’atto sottoscritto e la mancanza di titolo per l’iscrizione a ruolo delle somme risultanti dall’atto di adesione.

L’ufficio è quindi legittimato:

  • alla notifica dell’avviso di accertamento nei casi di procedimenti attivati ai sensi degli artt. 5 e 6, c. 1, del D.Lgs. n. 218/1997;

  • all’iscrizione a ruolo, a titolo provvisorio o definitivo, degli importi scaturenti dall’avviso di…

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