Se la società non collabora, l’accertamento urgente è legittimo

 

Con la sentenza n. 15121 del 17 luglio 2015 (ud. 22 aprile 2015) la Corte Suprema di Cassazione è tornata ad occuparsi di un caso particolare di accertamento anticipato, senza il rispetto del termine dilatorio previsto dall’art. 12, c. 7, della L. n. 212/2000, in presenza di annualità in scadenza (accertamenti notificati il28.12.09, dopo soltanto dieci giorni dalla data di consegna del processoverbale della Guardia di Finanza avvenuto il 18.12.09).

 

I motivi della decisione

La Corte, dopo aver confermato (sentenze nn. 2592/14 e 9424/14) che “l’imminente scadenza del termine decadenziale utile al fine dell’accertamento da parte dell’Ufficio non costituisce, di per se stessa, ragione di urgenza idonea ad esentare l’Amministrazione finanziaria dal rispetto del termine dilatorio di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7”, ha tuttavia rilevato che le ragioni di urgenza che legittimano la deroga “possono consistere in nuovi fatti emersi nel corso delle indagini fiscali o di procedimenti penali svolti nei confronti di terzi, in eventi eccezionali che hanno inciso sull’assetto organizzativo o sulla regolare programmazione dell’attività degli uffici, in condotte dolose o pretestuose o volutamente dilatorie del contribuente sottoposto a verifica (cfr. sent. n. 25759/14)”.

Osserva il Collegio che, nel caso di specie, le cause che giustificavano l’emissione anticipata dell’avviso di accertamento erano state indicate dall’Ufficio “nella gravità dei rilievi, nell’entità dell’evasione, nelle gravi irregolarità nella tenuta della documentazione contabile, nell’esistenza di una fattispecie penalmente rilevante e nella mancata collaborazione della società contribuente“.

Le conclusioni cui è giunta la Commissione Tributaria Regionale, secondo cui “già in data 9.6.2008 la Guardia di Finanza aveva terminato i controlli formali di coerenza interna ed esterna e pertanto la verifica avrebbe potuto essere chiusa in tempi tali da consentire all’ufficio l’emissione dell’avviso di accertamento nei termini di legge“, si palesa incongrua, atteso che, ai fini del riconoscimento delle ragioni di urgenza che legittimano la deroga, “non rileva per quanto tempo sia protratta la verifica fiscale”.

La sentenza gravata è pertanto incorsa nel denunciato vizio di violazione di legge perchè, da una parte, ha escluso la sussistenza di ragioni giustificative dell’emissione ante tempus dell’avviso di accertamento sulla base della prolungata durata della verifica della Guardia di Finanza, non pertinente al tema del decidere; e dall’altra parte, ha invece omesso di esaminare se le ragioni di urgenza addotte dall’Ufficio sussistessero e fossero effettivamente idonee a legittimare il mancato rispetto del termine dilatorio.

Per la Corte, “almeno una di tali ragioni – e, precisamente, quella relativa alla mancata cooperazione della società contribuente – era astrattamente idonea a giustificare l’emissione ante tempus dell’avviso di accertamento, alla stregua della giurisprudenza di questa Corte sopra richiamata”.

Breve nota

Se sull’accertamento anticipato1 urgente la Corte di Cassazione è più volte intervenuta, è indubbio che la sentenza che si annota appare meritevole di attenzione poiché stigmatizza, fra l’altro, la mancata collaborazione della società. Sul punto sarebbe interessante esaminare tutte le carte processuali, ma in ogni caso ciò che si rileva, in via di principio, è che la mancata cooperazione alle operazioni di verifica da parte della società, in astratto, può costituire una valida causa giustificatrice derogatoria.

 

Annotiamo, quindi, le pronunce più interessanti della Corte di Cassazione sull’annualità in scadenza.

  • Sentenza n. 20769/2013: la notifica dell’avviso di accertamento … prima dello spirare del termine di sessanta giorni dalla chiusura della verifica, … era stata giustificata dall’Ufficio con l’esigenza di evitare la decadenza dal potere di accertare eventuali violazioni da parte del contribuente… E non può…

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