L'avviso bonario deve essere inviato solo qualora sussistano incertezze

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9740 del 13 maggio 2015, ha ribadito che, ai sensi dell’art. 36-bis, c. 3, d.p.r. n. 600/1973, quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione, ovvero dai controlli eseguiti dall’ufficio emerge un’imposta o una maggiore imposta, l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente per evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli aspetti formali.

Visto anche quanto disposto dall’art. 6, c. 5, L. n. 212/2000, prima di procedere alle iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, l’amministrazione finanziaria deve quindi invitare il contribuente a fornire i chiarimenti necessari o a produrre i documenti mancanti entro un termine non inferiore a trenta giorni dalla ricezione della richiesta.

 

Come affermato dalla stessa Corte, però, “l’art. 6, comma 5, L. n. 212/2000 non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi dell’art. 36 bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ma soltanto qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi soggetti alla disposizione appena indicata, la quale implica un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini di tipo interpretativo” (cfr Cass. 25 maggio 2012, n. 8342; 31 marzo 2011, n. 7536 e 14 gennaio 2011, n. 795).

L’articolo 6 dello Statuto del contribuente, dispone in particolare che “Prima di procedere alle iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, l’amministrazione finanziaria deve invitare il contribuente, a mezzo del servizio postale o con mezzi telematici, a fornire i chiarimenti necessari o a produrre i documenti mancanti entro un termine congruo e comunque non inferiore a trenta giorni dalla ricezione della richiesta… Sono nulli i provvedimenti emessi in violazione delle disposizioni di cui al presente comma“.

E se dunque non vi è alcun dubbio sulla debenza delle maggiori imposte, o il contribuente ha semplicemente versato minori imposte rispetto a quanto dovuto e dichiarato, dalla lettura della norma emerge chiaramente che in tali ipotesi il comportamento dell’Ufficio, anche laddove la suddetta comunicazione non sia stata inviata, è del tutto legittimo.

 

In conclusione.

Il controllo formale della dichiarazione consente quindi all’Amministrazione Finanziaria di escludere, in tutto o in parte, errate ritenute di acconto portate a scomputo e detrazioni o deduzioni di imposta non spettanti e di correggere errori materiali o di calcolo commessi nelle dichiarazioni.

Ai sensi dell’art. 6, c. 5, della L. 27 luglio 2000, n. 212, come visto, però, prima di procedere alle iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, l’Amministrazione Finanziaria deve invitare il contribuente a fornire i chiarimenti necessari o a produrre i documenti mancanti entro un termine congruo e comunque non inferiore a trenta giorni dalla ricezione della richiesta.

Laddove l’Amministrazione non adempia a tale onere, i provvedimenti emessi sono nulli.

 

Tale nullità deriva però solo nelle ipotesi previste dalla norma.

In quei casi, cioè, in cui vi sia una qualche incertezza in ordine ad un eventuale errore materiale o di calcolo e in cui dunque sia necessario instaurare il contraddittorio con il contribuente al fine di avere conferma o meno dell’errore “apparente”.

Ma laddove tale errore “apparentenon ci sia, non si può pretendere che l’Amministrazione convochi il contribuente. O, ancor più, che da tale…

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