Contro le indagini finanziarie servono prove analitiche

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 29 agosto 2015

in caso di indagini finanziarie la prova liberatoria a carico del contribuente deve essere analitica e specifica, in ordine ad ogni movimentazione bancaria effettuata e contestata dal Fisco

Con la sentenza n. 13477 dell'1 luglio 2015 (ud. 25 marzo 2015) la Suprema Corte di Cassazione ha confermato che la prova liberatoria a carico del contribuente, per vincere la presunzione di cui all’art. 32, del D.P.R. n. 600 del 1973, deve essere analitica e specifica, in ordine ad ogni movimentazione bancaria effettuata.In senso sostanzialmenteconforme si era espressa la Corte con la sentenza n. 3776 del 25 febbraio 2015 (ud. 26 novembre 2014).

 

La sentenza

La corte rifissa, richiamando precedenti pronunce, una serie di principi:

  • (Cass. 13819/2007): “non è sufficiente al contribuente dimostrare genericamente di avere fatto affluire su un proprio conto corrente bancario, nell'esercizio della propria professione, somme affidategli da terzi in amministrazione, ma è necessario che egli fornisca la prova analitica della inerenza alla sua attività di maneggio di denaro altrui di ogni singola movimentazione del conto";

  • (Cass. 7666/2008): "in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la presunzione legale relativa posta dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32, comma 1, vincola l'Ufficio tributario ad assumere per certo che i movimenti bancari effettuati sui conti correnti intestati al contribuente siano a lui imputabili, senza che risulti necessario procedere all'analisi delle singole operazioni, la quale è posta a carico del contribuente, in virtù dell'inversione dell'onere della prova" (cfr. Cass. 2752/2009; Cass. 21420/2012).



Brevi considerazioni

Ancora volta la Corte deve intervenire in materia di indagini finanziarie, leggendo, con estrema chiarezza, il dettato normativo di riferimento.

Le presunzioni fondate sulle movimentazioni bancarie legittimano l’ufficio a ritenere ricavi sia i versamenti che i prelevamenti, se il contribuente non riesce a dimostrare che ne ha tenuto conto ovvero che siano estranea alla sua attività.

 

Ricordiamo che, sempre la Corte di Cassazione, con sentenza n. 14052 del 27 giugno 2011 (ud. del 17 maggio 2011), ha confermato che l’Amministrazione finanziaria è legittimata alla rettifica del reddito attraverso le indagini finanziarie, competendo al contribuente dimostrare analiticamente l’irrilevanza reddituale dei movimenti bancari ovvero che gli stessi hanno avuto considerazione nella determinazione della base imponibile. Osserva il collegio, nello specifico che qui ci interessa, che in base all’orientamento espresso più volte dalla Corte, che qui si conferma, il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, c. 2, consente all’amministrazione finanziaria di rettificare su basi presuntive la dichiarazione del contribuente utilizzando i dati relativi ai movimenti su conti bancari. “Si tratta di una presunzione legale di carattere relativo, in quanto è ammessa la prova liberatoria da parte del contribuente. Al quale resta garantito il diritto di difesa, potendo egli far valere le sue ragioni in sede contenziosa, depositando, anche a norma del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32, documenti e memorie fino alla dat