JOBS ACT, il riordino della disciplina organica del lavoro: contratti di somministrazione, apprendistato e lavoro accessorio

di Vincenzo Mirra

Pubblicato il 24 luglio 2015

continuiamo ad esaminare le novità salienti del decreto, soffermandoci, in questo secondo intervento, sulle caratteristiche dei contratti di somministrazione, apprendistato e lavoro accessorio (seconda parte)

 

Premessa

Come noto, il 24 giugno 2015, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 il decreto legislativo n. 81 del 15 giugno 2015 concernente la “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, meglio noto come decreto attuativo Job Act, in attuazione della normativa di delega di cui all’articolo 1, comma 7, alinea e lettere a), b), d), e), h) ed i), della legge 10 dicembre 2014, n. 183.

Con il nostro primo intervento sono state esaminate le caratteristiche dei contratti part-time, intermittente ed a tempo determinato, affrontiamo ora le novità salienti relativamente ai contratti di somministrazione, apprendistato e lavoro accessorio.



  1. La somministrazione di lavoro.

La disciplina di questo tipo di contratto è contenuta nel capo IV, dagli articoli 30 a 40 e riproduce, a grandi linee, quanto disposto dal decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30”.

Non solo, il menzionato decreto 81/2015 accorpa la normativa sull’impugnazione del rapporto di lavoro di somministrazione irregolare e le relative conseguenze sanzionatorie, oggi prevista dalla legge 4 novembre 2010, n. 1831, e le disposizioni sanzionatorie per la violazione di specifici obblighi relativi al rapporto di lavoro de quo, oggi contenute nell’articolo 18, comma 3 e 3-bis,del citato decreto legislativo n. 276/2003.

Quelli in somministrazione sono lavoratori che, posti da un'agenzia di somministrazione autorizzata a disposizione di un datore di lavoro, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell'interesse e sotto la direzione e il controllo del predetto datore di lavoro.

Anche per questo tipo di contratto, come per quello a tempo determinato, il datore di lavoro non può ricevere da lavoratori con contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato più del 20% delle prestazioni lavorative necessarie (considerando il numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l'utilizzatore al 1° gennaio dell'anno di stipula del contratto), con la precisazione che, ai fini del computo, gli eventuali decimali superiori a 0,5 consentono l’arrotondamento all'unità superiore.

Inoltre, nel caso di inizio dell'attività nel corso dell'anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell'assunzione.

Il contratto di somministrazione di lavoro a tempo determinato viene invece stipulato nel rispetto dei limiti quantitativi individuati dai contratti collettivi applicati dall'utilizzatore.

Le ipotesi di divieto del contratto di lavoro di somministrazione sono molto simili a quelle previste per il contro di lavoro intermittente2, ovvero:

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