Il tardivo versamento dei tributi per fatto imputabile alla pubblica amministrazione: se la P.A. non onora un suo debito verso il contribuente ricorre il giusto motivo per non pagare le tasse?

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 5 giugno 2015

con la crisi economica e l'aumento dei ritardi nelle tempistiche di pagamento, sta diventando sempre più difficile onorare le scadenze tributarie nei termini previsti: il tardivo versamento dei tributi per fatto imputabile alla P.A., o ai clienti, giustifica l’esimente della 'forza maggiore' per l'omesso o ritardato versamento?

 

Mancato pagamento di crediti da parte dei clienti o della P.A.

L’articolo 6, comma 5, del D.lgs. 472/1997, prevede espressamente che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore”. Nell’ambito del diritto tributario, un’ipotesi di forza maggiore, ex art. 6, comma 5, del D.Lgs. n. 472 del 1998, può ricorrere, ad esempio, in caso di calamità naturali (terremoti, alluvione, eccetera) o fatti imprevedibili ed inevitabili di terzi (scioperi, furti ed altro) che in uguale misura possono impedire al contribuente l’adempimento di precisi obblighi di legge.

Anche il mancato pagamento di crediti da parte dei clienti o della PA1 può determinare giusto motivo di ritardo nel pagamento delle imposte. L’operato del contribuente, in tal caso, non è punibile e, giustamente lo stesso può invocare a propria giustificazione, l’esimente in questione.

Il mancato pagamento di fatture scadute prova l’effettivo verificarsi di un evento, oggettivamente riconducibile al concetto di forza maggiore.

Il fatto che l’imprenditore non riesca a riscuotere i propri crediti dai clienti e che la P.A. o i privati non paghino il corrispettivo dei servizi erogati dall’imprenditore è una causa di forza maggiore che impedisce a quest’ultimo il versamento del tributo alla scadenza. Dunque, il ritardo nel versamento (i.e. Iva) non costituisce, in questi casi, evasione fiscale e non può essere punito con le sanzioni. Ciò in quanto non dipende dalla volontà e responsabilità del contribuente bensì dall’impossibilità oggettiva per quest’ultimo di onorare i propri impegni fiscali a causa dell’assenza di introiti e del conseguente aumento dei costi subìto per le fatture non pagate (CTP Campobasso sent. n. 179 del 10.12.2013; CTP Catania sent. n. 121 del 14.02.2013). Secondo un preciso orientamento2 giurisprudenziale ricorre l’esimente della forza maggiore nel caso di tardivo versamento delle imposte (i.e. degli acconti IRES) da parte di un contribuente che opera esclusivamente nei confronti dello Stato, qualora si verifichi un cronico ritardo nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, tenuto conto che il mancato pagamento di fatture scadute costituisce evento oggettivamente riconducibile al concetto di forza maggiore. L’impossibilità di adempiere alle proprie obbligazioni tributarie, per fatto imputabile alla PA, è da ritenersi causa esimente all’applicazione delle sanzioni pecuniarie amministrative connesse al mancato versamento delle imposte in considerazione del difetto del requisito della colpevolezza prevista dall’art. 6,