La prova dell’inerenza è sempre a carico del contribuente

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 13 maggio 2015

in caso di contestazione sull'inerenza di costi utilizzati per determinare il reddito d'impresa, spetta al contribuente l'onere di provare che il costo utilizzato in diminuzione è inerente a norma dei principi del Testo Unico

 

Con la sentenza n. 4595 del 6 marzo 2015 (ud. 19 gennaio 2015), la Suprema Corte di Cassazione, dopo aver premesso che “in tema di rettifica del reddito, l'amministrazionefinanziaria ha il solo onere di provare l'esistenza di un redditoimponibile e la qualità di debitore del contribuente, mentre è oneredi quest'ultimo provare la sussistenza dei presupposti di eventualiesenzioni d'imposta o componenti negativi del reddito”, e “ribadito che non determina alcuna inversione dell'onere della prova la circostanzache l'Erario abbia in giudizio svolto deduzioni ed argomentazioni perdimostrare l'insussistenza di oneri e costi deducibili ed inerentialle attività produttive del contribuente stesso (cfr. Cass. Sent. 16115/2007, Ord. n. 16461/2013)”, ha rilevato che “la deducibilità dei costi ed il riconoscimento delle spese, in ragione del principio prima ricordato, non consegue solo alla materiale documentazione del sostenimento delle spese stesse, che peraltro non sembra essere in discussione, ma alla qualificazione giuridica delle stesse spese ai fini dell'inerenza e della competenza, e considerato che è onere della parte che intende avvalersi dei connessi vantaggi fiscali provare la sussistenza di tutti i presupposti di legge, appare evidente che la società ricorrente, da un lato non coglie la ratio decidendi della sentenza, che ha valutato la documentazione ritenendola non sufficiente a provare la deducibilità delle spese (sia pure con stringata motivazione) e dall'altro (pur allegando al ricorso per cassazione le fotocopie della documentazione) non individua ed illustra con autosufficienza i concreti elementi idonei a qualificare delle normali spese come 'pese deducibili' in relazione alla attività d'impresa che non sarebbero stati esaminati dal giudice di appello, elementi che invece sono confinati, come correttamente rilevato dalla stessa CTR, nelle mere argomentazioni, come quelle relative all'acquisto di beni per regali natalizi ed alle spese per clienti prive di oggettivi riscontri che ne dimostrino l'effettiva destinazione, o quelle per l'utilizzo di semi e piantine in proprio e da parte di terzi, senza chiarire quali fossero gli eventuali quantitativi utilizzati in proprio e via di seguito”.

La Corte, inoltre, riconferma che "In tema di accertamento delle imposte sui redditi, spetta al contribuente l'onere della prova dell'esistenza, dell'inerenza e, ove contestata dall'Amministrazione finanziaria, della coerenza economica dei costi deducibili. A tal fine non è sufficiente che la spesa sia stata contabilizzata dall'imprenditore, occorrendo anche che esista una documentazione di supporto da cui ricavare, oltre che l'importo, la ragione e la coerenza economica della stessa, risultando legittima, in difetto, la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all'oggetto dell'impresa" (Cass. sent. n. 21184/2014).

 

NOTA

Gli uffici fiscali si preoccupano, in sede di controllo, di intercettare tutti quei costi che, pur regolarmente indicati in contabilità, potrebbero nascondere operazioni sospette; ciò si verifica più frequentemente nelle aziende di medie dimensioni che nelle aziende di grandi dimensioni, dove le differenze di ruolo fra ma