Indagini finanziarie e prova analitica

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 19 maggio 2015

in caso di contestazione basata su indagini finanziarie, la prova che deve fornire il contribuente deve documentare analiticamente che i movimenti contestati non nascondono fatti di evasione fiscale

Con la sentenza n. 426 del 14 gennaio 2015 (ud. 23 aprile 2014) la Corte di Cassazione ha confermato che i movimenti bancari da parte del contribuente devono essere provati attraverso elementi analitici.

 

La questione

La CTR (in relazione alle contestazioni dell'Ufficio concernenti l'omessa contabilizzazione di versamenti non giustificati dai controlli bancari e l'omessa dichiarazione di ricavi non giustificati a seguito dei controlli bancari eseguiti) ha affermato genericamente che le movimentazioni bancarie riscontrate sui conti degli amministratori della società e non giustificate dalla stessa società e dai suoi amministratori, non sono imputabili alla contribuente, sia perchè i soggetti interessati a tale verifica erano amministratori di altre società, sia perché trattavasi di "movimentazioni bancarie private, riconducibili alla libera e legittima disponibilità dell'intestatario del conto".



La sentenza

In tema di controlli tributari, afferma la Corte, “l'Ufficio finanziario, nella fase delle indagini dirette all'accertamento dell'evasione di imposta da parte di una società di capitali, è legittimato a richiedere agli istituti bancari, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 7) e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2, n. 7), l'accesso ai conti e depositi bancari formalmente intestati ai soci anche non amministratori e - in caso di ristretta compagine sociale - anche ai conti/depositi intestati ai loro familiari, qualora sussistano fondati sospetti che la società verificata abbia partecipato ad operazioni imponibili soggettivamente inesistenti volte a evadere l'imposta sul valore aggiunto o le imposte dirette. Costituiscono fondati sospetti proprio l'avere intrattenuto - come nella specie - ripetuti rapporti commerciali con società sfornite di personale adeguato, di beni aziendali ovvero comunque prive di adeguata struttura organizzativa di impresa - c.d. società fantasma - in relazione alle operazioni commerciali in concreto svolte (Cass. 12625/12)”.

Una volta acquisiti tali dati, è evidente, continua la Corte, che al fine di superare la presunzione posta a carico del contribuente, secondo cui le movimentazioni di denaro, nella specie bancarie, risultanti dai dati acquisiti dall'Ufficio si presumono conseguenza di operazioni imponibili, “non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell'affluire di somme sui conti correnti, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni ovvero dell'estraneità delle stesse alla sua attività, con conseguente non rilevanza fiscale (cfr. Cass. 7766/08; 18081/10; 21303/13)”.



Brevi riflessioni

Al di là di alcune sentenze di merito che continuano ad essere dissenzienti rispetto al pensiero costante della Corte di Cassazione, occorre prendere atto, anche al fine di evitare un contenzioso lungo e dispendioso, che la Sup