Reverse charge ed enti non commerciali con attività parzialmente commerciale

di Nicola Forte

Pubblicato il 13 aprile 2015

l'applicazione del reverse charge alle realtà del terzo settore con attività mista, cioè parzialmente commerciale, può avere come effetto una liquidazione dell'IVA particolarmente complessa: appare necessario un intervento chiarificatore

L’Agenzia delle entrate ha fornito con la circolare n. 14/E del 27 marzo 2015 i primi chiarimenti relativi all’estensione dell’inversione contabile. A seguito delle modifiche apportate dalla legge di stabilità del 2015, con l’intervento sull’art. 17, c. 6, lett. a–ter, del Decreto Iva, dal 1 gennaio 2015 il meccanismo si applica anche alle “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”.

Il documento di prassi ha precisato che le prestazioni sopra indicate sono oggettivamente soggette al reverse charge indipendente dal tipo di rapporto (appalto, subappalto...) tra committente e prestatore ed indipendentemente dal tipo di attività esercitata dall’uno e dall’altro soggetto. Sulla base dei chiarimenti forniti è evidente che l’inversione contabile risulta ora destinata ad essere applicata ad un numero sensibilmente superiore di prestazioni.

Una delle condizioni essenziali affinché scatti l’obbligo di assolvere l’Iva senza esercitare la rivalsa è costituita dalla soggettività passiva in capo al destinatario delle prestazioni. Infatti tale soggetto, dopo aver ricevuto la fattura (senza addebito dell’Iva), dovrà integrare il documento indicando la base imponibile, l’aliquota, ed il tributo. La fa