Reverse charge ed enti non commerciali con attività parzialmente commerciale

l’applicazione del reverse charge alle realtà del terzo settore con attività mista, cioè parzialmente commerciale, può avere come effetto una liquidazione dell’IVA particolarmente complessa: appare necessario un intervento chiarificatore

L’Agenzia delle entrate ha fornito con la circolare n. 14/E del 27 marzo 2015 i primi chiarimenti relativi all’estensione dell’inversione contabile. A seguito delle modifiche apportate dalla legge di stabilità del 2015, con l’intervento sull’art. 17, c. 6, lett. a–ter, del Decreto Iva, dal 1 gennaio 2015 il meccanismo si applica anche alle “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”.

Il documento di prassi ha precisato che le prestazioni sopra indicate sono oggettivamente soggette al reverse charge indipendente dal tipo di rapporto (appalto, subappalto…) tra committente e prestatore ed indipendentemente dal tipo di attività esercitata dall’uno e dall’altro soggetto. Sulla base dei chiarimenti forniti è evidente che l’inversione contabile risulta ora destinata ad essere applicata ad un numero sensibilmente superiore di prestazioni.

Una delle condizioni essenziali affinché scatti l’obbligo di assolvere l’Iva senza esercitare la rivalsa è costituita dalla soggettività passiva in capo al destinatario delle prestazioni. Infatti tale soggetto, dopo aver ricevuto la fattura (senza addebito dell’Iva), dovrà integrare il documento indicando la base imponibile, l’aliquota, ed il tributo. La fattura dovrà essere annotata sia nel registro degli acquisti, ma anche nel registro delle fatture. Conseguentemente l’Iva dovrà essere addebitata secondo i criteri ordinari, sia per le prestazioni effettuate nei confronti di persone fisiche “consumatori finali” che agiscono nella veste di privati, sia nei confronti di Enti non commerciali esercenti esclusivamente attività di tipo istituzionale (non in possesso della soggettività passiva ai fini Iva).

I problemi sorgono quando l’Ente esercita un’attività promiscua (istituzionale e commerciale) e la prestazione è destinata alle due sfere. A tal proposito l’Agenzia delle entrate chiarisce che ai fini dell’individuazione delle modalità di applicazione del tributo, “occorrerà fare riferimento a criteri oggettivi”. In buona sostanza nel precisare che non possono essere applicati criteri di tipo forfetario l’Amministrazione finanziaria fa riferimento ai criteri individuati dall’art. 19 del D.P.R. n. 633/1972 previsti al fine dell’esercizio del diritto alla detrazione.

Ai sensi della disposizione citata l’ammontare dell’Iva indetraibile deve essere determinato secondo “criteri oggettivi e coerenti” con la natura dei beni e dei servizi acquistati. E’ dunque essenziale, al fine di comprendere la portata applicativa di tale criterio, attribuire un corretto significato all’espressione utilizzata dalla norma.

La circostanza che l’interprete debba utilizzare criteri oggettivi e coerenti vuol significare che, laddove i beni e i servizi acquistati siano, in base alla loro natura, parcellizzabili, non sono ammissibili (quindi non sono corrette), imputazione fondate su criteri di tipo forfetario.

Mutuando lo stesso criterio previsto ai fini della detrazione ed applicandolo all’inversione contabile, la Circolare ha di fatto ritenuto che quando i beni e i servizi presentano determinate caratteristiche il contribuente non è libero di adottare il criterio che ritiene più appropriato al fine di determinare la quota relativa a ciascuna delle due sfere (istituzionale e commerciale).

 

L’Agenzia delle entrate fa l’esempio di un’associazione culturale che sostiene un costo di 7.200 euro, fruendo di un servizio di pulizia dei propri locali di cui 370 metri adibiti per lo svolgimento dell’attività istituzionale e 30 metri utilizzati per la gestione di un bar. La Circ. n. 14/E citata ripartisce il costo del servizio in ragione dei metri quadrati relativi a ciascuna attività e conseguentemente ritiene applicabile l’inversione contabile per la parte dei corrispettivi riferibile allo spazio utilizzato per lo svolgimento dell’attività commerciale (per la gestione del bar).

La soluzione potrebbe però essere più complicata qualora lo stesso…

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