Il problema della cancellazione dei crediti di dubbia e difficile esazione (seconda parte)

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Dopo aver evidenziato nella prima parte dell’articolo le corrette operazioni da porre in essere per il riaccertamento dei residui attivi, in questa parte ci si occuperà, invece, del passaggio dal Fondo Svalutazione Crediti al calcolo del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità…

IL PASSAGGIO DAL FONDO SVALUZIONE CREDITI AL FCDE
Certificata l’impossibilità di cancellare in via definitiva i residui attivi di dubbia e difficile esazione, dovendo costituire obbligatoriamente il corrispondente Fondo Crediti di Dubbia e Esigibilità, si pone un problema di tutti quei crediti vetusti che hanno pur sempre costituito dal 2012 alla formazione del Fondo Svalutazione Crediti. Infatti, il D.L.95/2012 aveva imposto agli enti locali, già a partire dal bilancio 2012, la costituzione di un Fondo Svalutazione Crediti di un importo non inferiore al 25% dei residui attivi dei Titoli I e III delle entrate aventi una anzianità superiore a 5 anni. In attesa del passaggio al nuovo sistema armonizzato, il legislatore, ha inteso cautelare gli enti locali, mediante l’inserimento di una somma prudenziale in bilancio con l’obiettivo di compensare eventuali minori entrate derivanti da crediti divenuti parzialmente o totalmente inesigibili – crediti per i quali è certo il titolo giuridico ma è divenuta dubbia e difficile la riscossione per condizioni oggettive – al fine di preservare l’ente da possibili squilibri. Tale termine di anzianità dei crediti superiore a cinque anni è stato ritenuto congruo dalla stessa Corte dei Conti. Ai fini del calcolo, il responsabile degli uffici finanziari avrebbe dovuto inserire la somma di tutti i crediti del titolo I e III escludendo i primi cinque anni, in considerazione della possibilità, ancora lasciata dalle norme tributarie, di attivare le procedure per il recupero delle somme, in caso di omissione o elusione dei pagamenti da parte dei contribuenti, non essendo giuridicamente ancora chiuso il periodo di accertamento tributario.
Per quanto riguarda l’anno 2014 il d.l.16/2014 all’art.3-bis, comma 1 ha previsto che “Per l’anno 2014 il fondo svalutazione crediti di cui all’articolo 6, comma 17, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e all’articolo 1, comma 17, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, e successive modificazioni, non può essere inferiore al 20 per cento dei residui attivi, di cui ai titoli primo e terzo dell’entrata, aventi anzianità superiore a cinque anni.” 
La Corte dei conti Sezione delle Autonomie, nella deliberazione n.4/2015, a fornito i seguenti suggerimenti alle Sezioni regionali di controllo:

momento di particolare delicatezza e importanza è quello della determinazione dei crediti di dubbia e difficile esazione. L’operazione richiede, da un lato, una puntuale svalutazione di tali crediti e, dall’altro, deve essere finalizzata ad impedire atteggiamenti dell’ente volti a eliminare dal rendiconto obbligazioni giuridiche perfezionate e scadute, ancorché di difficile esazione. Ciò avrebbe riflessi sulla responsabilità connessa alla cura delle entrate pubbliche e comporterebbe alterazioni dei risultati di amministrazione che, qualora dovessero provocare situazioni di disavanzo potrebbero, impropriamente, beneficiare del trattamento agevolato previsto dal legislatore per i maggiori disavanzi derivanti dal riaccertamento straordinario dei residui e dalla costituzione di un adeguato Fondo crediti di dubbia esigibilità;

altro elemento potenzialmente costitutivo del disavanzo è l’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità, iscritto nel bilancio di previsione a partire dal 2015. Tale fattore dovrebbe …

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