Il problema della cancellazione dei crediti di dubbia e difficile esazione (seconda parte)

di Vincenzo Giannotti

Pubblicato il 2 aprile 2015

dopo aver evidenziato nella prima parte dell’articolo le corrette operazioni da porre in essere per il riaccertamento dei residui attivi, in questa parte ci si occuperà, invece, del passaggio dal Fondo Svalutazione Crediti al calcolo del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità

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Dopo aver evidenziato nella prima parte dell’articolo le corrette operazioni da porre in essere per il riaccertamento dei residui attivi, in questa parte ci si occuperà, invece, del passaggio dal Fondo Svalutazione Crediti al calcolo del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità...



IL PASSAGGIO DAL FONDO SVALUZIONE CREDITI AL FCDE

Certificata l’impossibilità di cancellare in via definitiva i residui attivi di dubbia e difficile esazione, dovendo costituire obbligatoriamente il corrispondente Fondo Crediti di Dubbia e Esigibilità, si pone un problema di tutti quei crediti vetusti che hanno pur sempre costituito dal 2012 alla formazione del Fondo Svalutazione Crediti. Infatti, il D.L.95/2012 aveva imposto agli enti locali, già a partire dal bilancio 2012, la costituzione di un Fondo Svalutazione Crediti di un importo non inferiore al 25% dei residui attivi dei Titoli I e III delle entrate aventi una anzianità superiore a 5 anni. In attesa del passaggio al nuovo sistema armonizzato, il legislatore, ha inteso cautelare gli enti locali, mediante l’inserimento di una somma prudenziale in bilancio con l’obiettivo di compensare eventuali minori entrate derivanti da crediti divenuti parzialmente o totalmente inesigibili - crediti per i quali è certo il titolo giuridico ma è divenuta dubbia e difficile la riscossione per condizioni oggettive - al fine di preservare