Fattura omessa/irregolare ad opera del cedente ed omessa regolarizzazione del cessionario

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 29 aprile 2015

analisi delle problematiche relative ad errori od irregolarità nella fatturazione: quali sono gli obblighi e le responsabilità del cessionario (cioè di chi riceve o dovrebbe ricevere la fattura)? I casi di irregolarità della fattura, i casi errata applicazione delle esenzioni IVA

 

Aspetti generali

Ai sensi dell'art. 6, comma 8, del D.Lgs. 18.12.1997, n. 471, il cessionario o il committente che, nell'esercizio di imprese, arti o professioni, abbia acquistato beni o servizi senza che sia stata emessa fattura o con emissione di fattura irregolare da parte dell'altro contraente, è punito, fatta salva la responsabilità del cedente o del commissionario, con una sanzione amministrativa pari al 100% dell'imposta, con un minimo di lire cinquecentomila (euro 258), sempreché non provveda a regolarizzare l'operazione presentando all'ufficio fiscale, previo pagamento dell'imposta un documento in duplice esemplare nel quale siano riportate le indicazioni richieste dall'art. 21 del decreto IVA (tale obbligo va adempiuto entro 30 giorni dalla registrazione della fattura irregolare o dai quattro mesi decorrenti dalla data di effettuazione dell'operazione in caso di fattura omessa).

Se si tratta di regolarizzazione della fattura che comunque sia stata emessa, l'obbligo sussiste solamente per irregolarità emergenti dalla fattura stessa, relative ad esempio all'aliquota, nonché all'ammontare dell'imposta e dell'imponibile.

Il cessionario non deve quindi effettuare un vaglio sulla qualificazione giuridico-fiscale dell'operazione, verificandone il carattere imponibile o meno: tali indicazioni sono affermate nella ancora recente sentenza della Corte di Cassazione n. 26183 del 12.12.2014.

 

La questione in breve

Il contenzioso di merito nel caso in esame sorge da un avviso di accertamento volto a recuperare la maggiore imposta dovuta dalla società a titolo IVA, IRES ed IRAP per l'anno 2004, annullato dalla CTP con una sentenza poi parzialmente riformata dalla CTR della Puglia.

I primi due motivi del ricorso per cassazione fuoriescono dal presente contributo in quanto volti a far riscontrare la violazione dell'art. 172 del TUIR, nel testo all'epoca vigente, in relazione all'art. 360 c.p.c., c. 1, n. 3, nonché il vizio logico di motivazione della sentenza di merito, in relazione all'art. 360 c.p.c., c. 1, n. 5.

Ugualmente poco conferenti in relazione alla tematica della quale si occupa questo articolo sono il terzo e il quarto motivo di ricorso, con i quali la società ricorrente censurava la sentenza della CTR per violazione dell'art. 7, sesto comma, e dell'art. 9, c. 1, n. 6, del D.P.R. n. 633 del 1972, nonché per apparente vizio di motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., c. 1, nn. 3 e 5), in relazione al disconoscimento dell'esclusione dall'IVA per lavori di manutenzione svolti in un aeroporto.

Il sesto e settimo motivo sono invece riferiti alla falsa applicazione dell'art. 8 del D.Lgs. n. 546/1992 in relazione all'art. 360 c.p.c., c. 1, n. 3, nonché al vizio di omessa o insufficiente motivazione ex art. 360 c.p.c., c. 1, n. 5.

L'interesse verso la pronuncia della Suprema Corte, ai fini delle considerazioni che verranno svolte più avanti, si impernia quindi tutti sul quinto motivo del ricorso per cassazione, ritenuto fondato dai giudici di legittimità e riguardante la violazione dell'art. 6, c. 8, del D.Lgs. n. 471 del 1997, in relazione all'art. 360 c.p.c., c. 1, n. 3.

L'esame dei giudici verte quindi sul tema dell'obbligo di rego