Per l'omesso versamento non serve l'avviso bonario e non necessita del contraddittorio

Con la sentenza n.1306 del 26 gennaio 2015, la Corte di Cassazione ha confermato che il dichiarato e non versato non necessita del contraddittorio.

La sentenza

In apertura, la Corte fa rilevare il conforme e costante l’orientamento, secondo cui “in tema di riscossione delle imposte, l’art. 6, comma quinto, della legge 27 luglio 2000, n. 212, non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi dell’art. 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ma soltanto ‘qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione’, situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi soggetti alla disposizione appena indicata, la quale implica un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini di tipo interpretativo; del resto, se il legislatore avesse voluto imporre il contraddittorio preventivo in tutti i casi di iscrizione a ruolo derivante dalla liquidazione dei tributi risultanti dalla dichiarazione, non avrebbe posto la condizione di cui al citato inciso (Cass. n. 8342 del 2012)”.

Osserva la Corte che “il ricordato principio di diritto è, più recentemente, condiviso da Cass. n. 15311 del 2014, che opportunamente evidenzia la differenza tra la situazione regolata dall’art. 36-bis, d.P.R. n. 600 del 1973 e la situazione regolata dall’art. 36-ter del medesimo decreto: ‘L’art. 36-bis (intitolato Liquidazioni delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni)’, afferma questa Corte nella citata sentenza, ‘è norma a “contenuto impositivo” sostanzialmente “chiuso” nel senso della tassatività delle ipotesi di applicazione, limitata alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti, sulla base di un controllo cartolare basato esclusivamente sui dati allegati dal contribuente e teso, sostanzialmente, alla sola correzione di errori materiali e formali. La differenza con il successivo art. 36-ter, è ravvisabile già nella diversa intitolazione: Controllo formale delle dichiarazioni e nelle diverse possibilità attribuite all’Ufficio, non di mera liquidazione, ma di controllo e di più incisivi “interventi” sulle dichiarazioni presentate dal contribuente, non solo sulla base di queste ma anche in base alle “comunicazioni d.P.R. n. 605, ex art. 20, comma 3”, ed agli “elenchi L. 30 dicembre 1991, n. 413, ex art. 78, comma 25”, atti, quindi, diversi da quelli allegati dal contribuente ed esterni rispetto alla sua sfera (comma 2). Alla differenza sostanziale dei due istituti il legislatore ha, coerentemente, fatto conseguire due diverse tipologie di procedure atte a concretizzare l’immanente principio di collaborazione/cooperazione tra Fisco e contribuente. Ai sensi dell’art. 36-bis, comma 3 (vigente ratione temporis) ed alla ratio allo stesso sottesa di mero automatizzato riscontro dei dati contenuti nella dichiarazione, quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione … l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente o al sostituto di imposta per evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli aspetti formali. Laddove, invece, l’art. 36-ter, comma 3 (come sopra già evidenziato) prevede, ai fini dei commi 1 e 2 — e quindi, preventivamente, ai fini dello stesso espletamento del controllo — che il contribuente o il sostituto è invitalo, anche telefonicamente o informa scritta telematica, a fornire chiarimenti in ordine ai dati contenuti nella dichiarazione e ad eseguire o trasmettere ricevute di versamento e altri documenti non allegati alla dichiarazione o difformi dei dati forniti dai terzi ed, il successivo comma 4, statuisce che, dopo tale invito ed all’esito degli eventuali chiarimenti o allegazioni fomiti dal contribuente, l’esito del controllo formale è comunicato al contribuente o al sostituto con…

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